U.S. Route 90, TX 79854, Stati Uniti.

A 2,3 chilometri da Marfa, Texas, gli artisti Michael Elmgreen (danese) e Ingar Dragset (norvegese) nel 2005 pongono lungo l’autostrada, nel bel mezzo del deserto, un negozio Prada,  perfettamente identico agli esemplari in franchising.

L’installazione permanente era stata inizialmente pensata per essere lasciata ruskinianamente decadere, fino a diventare parte integrante del paesaggi. Un landmark vagamente distinguibile, dal finestrino di un’automobile in corsa, da una delle tante pompe di benzina abbandonate lungo un’arteria stradale statunitense.

Invece quest’opera, oggi meta di pellegrinaggio da parte di curiosi dell’arte, gang di teenager che si fanno le foto, famiglie e coppie appena sposate, è stata oggetto di notevoli interventi preservativi a seguito dei numerosi atti di vandalismo che si sono succeduti a partire dal suo completamento, l’ ultimo dei quali   ̶   e finora il più grave  ̶  ad opera del sedicente artista Joseph Magnano, firmatosi con la serie numerica 9271977, che ha imbrattato l’edificio con vernice tossica blu e manifesti intitolati “TOMS Marfa”  ̶  TOMS, come una marca di calzature dalla presunta etica “eco” piuttosto conosciuta negli USA  ̶  con il discutibile scopo di esprimere una denuncia apponendo un’opera  ̶  di vandalismo  ̶  ad un’altra.

Di fatto, se nel ’65 Andy Warhol fa arrivare una scatoletta di zuppa di pomodoro dal supermercato al museo, nel 2005 Elmgreen e Dragset non fanno nient’altro che portare il negozio, stavolta di lusso, fuori dal museo, nel deserto: è la sublimazione del nulla nel nulla. Un “white cube” in cui però non sono esposte opere d’arte ma merce contraffatta  ̶  di Prada c’è solo il nome apposto sull’esterno, su concessione della maison.

L’azzeramento dello spazio espositivo di cui parla O’ Doherty è incarnato dal vuoto del deserto, tutt’altro che bianco.

Il simbolismo del segno nel paesaggio del cartellone stradale teorizzato da Venturi e Scott Brown in “Learning from Las Vegas” diventa qui il marchio di una griffe di moda che non vuole comunicare nient’ altro che l’ autarchia e l’introspezione di un negozio fatto per non vendere.

No more articles