Anime erranti alla ricerca di un qualcosa che ci è sfuggito, uomini persi nel bianco delle montagne del Tibet, seguaci di un culto a noi sconosciuto, uomini saggi seppur invisibili nella neve.

Sono esploratori alla ricerca dello shangri-La, del nirvana spirituale, di rivelazioni ultra-terrene guadagnate attraverso faticosi sentieri di montagna, le figure di Marjan Pejoski per KTZ.
Imperante è il suo bianco ed irruento il suo nero, colori che non vanno oltre queste due gradazioni, dunque simboli di Yin e Yang ovvero le due facce della stessa medaglia opposte ma legate tra di loro quasi a seguirne il culto metafisico.
Impegnati in una spiritualità scenografica, il focus si concentra sui capispalla dove abbondano i volumi, paletot in vinile bianco ottico, bomber matelassé, pea-coat dai colli in pelliccia e biker in pelle lucida, la scelta è ampia e sempre sopra le righe.

Un massimalismo a tutto tondo, che vede come perfetto compendio dell’outerwear maxi tuniche da monaci new-age, felpe con stampe geometriche che ricordano i motivi dei sarong delle culture asiatiche, tute da scalata in tessuto tecnico e pelle con maxi-scritte sulle braccia. Ad accompagnare ogni uscita collane in metallo dall’ispirazione induista, poco importa che siano vere o semplicemente stampate sul collo delle maxi-felpe.

Probabilmente si parla di KTZ come i nuovi avventurieri di uno stile ormai evoluto nella forma e nel pensiero, stile quindi come corrente filosofica, moda non più come abbigliamento ma come ricerca dell’Io interiore, un viaggio attraverso le dimensioni più nascoste dello spirito e della mente umana.

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