“La fotografia è un modo per uscire dal mondo, il mio modo di evadere. E’ il mio modo di uscire dagli schemi, il mio modo di parlare al mondo.”
Alla domanda cos’è per te la fotografia, questa è stata la risposta di Massimiliano Cafagna, emergente fotografo pugliese. Futuro architetto, con una formazione accademica prevalentemente artistica, ha trovato nella fotografia il modo di essere parte del tutto esprimendo il suo punto di vista.

Quella della fotografia è una passione nata un po’ per caso un po’ per necessità, legata all’università. Appunto perché di passione si tratta, e non di professione, da quel momento il giovane Cafagna non ha mai più lasciato la macchina fotografica.
Da totale autodidatta, a ventisei anni, già tre mostre alle spalle e di nuove in programma, attraverso la sua fotografia esprime ciò che gli si pone davanti, con una visione del tutto singolare di ciò che lo circonda.

Guardando le sue fotografie è difficile non sentirsi coinvolti dalle stesse. Ogni scatto è un chiaro invito ad entrare in questo mondo spirituale ed immaginifico, diventando un evidente rimando ad un posto, un’esperienza, una sensazione e un’emozione.

“Non voglio descrivere un posto ma quello che io vedo, con la mia esperienza. Non so se la gente lo percepisce, è bello vedere la gente immaginare. Non voglio raccontare un posto fisico ma immaginario, motivo per cui le mie foto sono perlopiù senza titolo e senza indicazioni del luogo, voglio che la gente carpisca ciò che vuole, voglio che  immagini! Per me questo è fotografare.”

Il suo portfolio, suddiviso in cinque sezioni, rappresenta il sunto dei suoi diversi campi di ricerca: la luce, i luoghi e i paesaggi, la gente e l’essenza.

La luce, come ha affermato nell’intervista, è uno dei temi più fertili soprattutto nell’architettura. C’è una rappresentazione quasi sacrale dell’architettura legata alla luce, come se fosse l’unico abitante di questi ambienti, divenendo elemento modellatore dello spazio.

“Un posto abbandonato trasmette molto di più, voglio denunciare la vivibilità di questi posti, il fatto che possano avere ancora vita, motivo per cui li racconto attraverso le foto.” – continuando a proposito del tema Massimiliano prosegue-  “Questi posti sono vivi, la gente fa rivivere il posto, non credo che la foto lo faccia rivivere! Piuttosto, provo a trasmettere  il mio stato d’animo rispetto all’edificio, attraverso la fotografia.”

Così parla dei “luoghi” catturati dai suoi scatti. Al capitolo “luoghi” nel suo portfolio corrispondono una serie di foto, in cui sono rappresentati maggiormente spazi dimenticati dall’uomo, paesaggi urbani e rurali, in cui si alternano foto a colori ed in bianco e nero, a seconda di come il posto si è voluto mostrare agli occhi di chi lo ha fotografato. Alcune foto, senza tempo, catturano il mondo, fisso in un istante.

Osservando ancora la raccolta fotografica, oltre ad un elevato livello compositivo, percepibile nelle prime due sezioni del portfolio,  si prosegue con le sezioni “gente” ed “essenza” in cui ad essere fermati sono momenti di straordinaria quotidianità, il quotidiano reso straordinario dall’occhio e dalla mano del fotografo.
Bambini che giocano spensierati, anziane donne in attesa di un processione uguale a se stessa da sempre, o ancora una madre col proprio figlio, sono questi i gesti di estrema semplicità  che diventano di straordinaria bellezza, grazie al personale tocco di Cafagna.

Proprio come sostiene Massimiliano, “ogni foto è un racconto” ed è questo che si percepisce dalla sua raccolta: ogni foto è frutto delle emozioni, della vita, dei viaggi, delle persone, delle situazioni che influenzano il lavoro di questo giovane fotografo.

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