Un nome pesante, Rosarno.
Il comune di 15 000 abitanti della provincia di Reggio Calabria si porta dietro questo fardello dal 2010, quando divenne nota sul territorio nazionale a causa dei violenti scontri a sfondo razziale avvenuti tra il 7 e il 9 gennaio: per lungo tempo i telegiornali sembravano non parlare d’altro.

In un territorio già difficile, vessato da ‘ndrangheta, corruzione e carenze nei servizi, il desiderio del riscatto, dalla cattiva nomea ma soprattutto dai problemi preesistenti, porta un gruppo di giovani ragazzi sparsi in tutta Italia ma tutti legati in qualche modo a Rosarno a fondare nel 2011 A di Città, un Festival di Rigenerazione Urbana in un centro in cui manca qualsiasi luogo per attività culturali come cinema, teatri, musei, centri sociali.

Per quanto inflazionato possa sembrare il termine “rigenerazione”, i ragazzi di A di Città prendono fermamente le distanze da qualsiasi facile retorica, alimentata oggi da tutte quelle iniziative che pretendono di restituire spazi nuovi, attrezzati e fruibili, ma che in molti casi si rivelano tutto tranne che rigenerazione: azioni imposte dall’alto e incuranti della partecipazione dei cittadini, quando non casi speculativi in favore di pochi soggetti.

Le parole d’ordine a Rosarno sono “partecipazione” e “condivisione”: nei tre anni di attività è stata creata una solida rete di collaborazione con le associazioni già attive localmente ed anche con realtà su scala nazionale e internazionale  ̶ tra le quali, giusto per citarne alcune, il collettivo di design auto-costruito di Strasburgo Collectif etc, gli artisti Flavio Favelli da Bologna e SpY da Madrid. L’idea è quella di rafforzare il senso di comunità, di appartenenza e di cure dei luoghi, tornando a parlare di città e territorio attraverso l’arte, l’architettura, l’agricoltura e l’ambiente.

Il festival, con workshop articolati nelle sezioni “architettura e urbanistica”, “cantiere aperto”, “arte” e “teatro danza” più il laboratorio per bambini “A minuscola di città”, è diventato un appuntamento fisso a settembre. Ogni anno vengono scelti diversi fulcri all’interno del tessuto urbano “dimenticato” che diventano protagonisti delle attività svolte per qualche giorno dai ragazzi provenienti da tutta Italia e abitanti del posto, per trasformarli, con pochi interventi e mezzi assolutamente low-cost, in spazi piacevoli e di aggregazione sociale.

Il fermento febbrile che anima la “macchina” A di Città porta gli organizzatori a cercare ogni anno di offrire qualcosa in più e di migliorare le eventuali carenze. Nell’edizione del 2013 è stata introdotta, con la collaborazione della compagnia teatrale torinese Tardito Rendina,  la sezione di teatro-danza “Movimenti”, che ha riscosso un coinvolgimento da parte di bambini, adulti, ragazzi, nonne rosarnesi davvero impressionante e, soprattutto, fonte di emozioni fortissime da parte di tutti i partecipanti. Quest’anno il progetto ha partecipato al premio per la cultura CheFare, promosso da una partnership guidata dall’Associazione culturale doppiozero, riuscendo a guadagnarsi la mensione speciale da parte della giuria, dopo aver superato tutte le fasi di selezione su un totale di più di 600 progetti presentati.

L’edizione 2014 prevede inoltre un implemento delle attività previste, che verranno spalmate lungo tutto l’arco dell’anno in maniera tale da tenere più vivo il coinvolgimento ed il contributo essenziale degli abitanti per la riattivazione delle dinamiche urbane.

Il workshop della sezione riguardante la progettazione urbana è stato spostato dal 18 al 24 maggio: con Città è Congiunzionesi è scelto di tornare a focalizzarsi con le aree interessate dalla prima edizione del festival. Il tema presentato dal bando pone i seguenti quesiti:
Cosa può diventare un vuoto urbano interstiziale? Quali sono le politiche che possono consentire di restituirgli nuova vita?
In che modo la progettazione degli spazi aperti diventa motore per la rigenerazione urbana?
In che modo è possibile coinvolgere la popolazione in un processo di cittadinanza attiva?

L’organizzazione del workshop prevede l’affiancamento di attività progettuali a momenti di scambio e confronto con i cittadini di Rosarno e con membri delle associazioni del territorio, coadiuvati dal contributo di docenti e tutor di variegata provenienza e dalla possibilità di consultare testi sul tema della rigenerazione, discutendone con gli autori stessi.

Durante il workshop sarà inoltre previsto l’utilizzo della piattaforma RisorgiMenti Lab, vincitrice del bando di concorso del MIUR per la presentazione di idee progettuali per “Smart Cities and Communities and Social Innovation”.

C’è tempo per iscriversi al bando fino al 5 maggio presentando domanda di adesione e curriculum vitae all’indirizzo adicittàrosarno@gmail.com. Il costo d’iscrizione ammonta a 80 euro comprensivi di alloggio e ci sarà posto per un totale di 20 partecipanti. Maggiori informazioni utili sono disponibili nel bando.

Un’ iniziativa pioniera, che sa più di Nord Europa che di Sud Italia, per tornare a pronunciare con orgoglio “Io sono Rosarno”.

 

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