One way back to Cecil Beaton

L’ispirazione al giorno d’oggi va ricercata nel passato, e non so se questo sia un bene o un male.
In ogni caso oggi voglio parlare del grande Cecil Beaton (1904-1980), mostro sacro della fotografia, vissuto
nei tormentati anni ’30.

In quei momenti di crisi mistica, Cecil riusciva a tirar su quel che di più bello e affascinante dava la vita, immortalando
con l’apparecchio fotografico l’eternità della bellezza femminile.
Impossibile non lasciarsi affascinare dalle sue foto, simbolo di un tempo passato che non ritornerà più, un tempo
diversamente raffinato e bello rispetto a quello cui siamo abituati a vedere.
Il suo sguardo criptico lascia riflettere sull’interiorità dei soggetti raffigurati, tra cui ritroviamo la grande
Marilyn Monroe e l’iconica Greta Garbo, donne dall’immagine forte e imponente.
Cecil studiava il soggetto a 360 gradi immergendolo nel background quasi come Botticelli per la sua Venere.
Il risultato di questo pensare e ritagliare situazioni e attimi non è altro che la creazione di vere e proprie opere d’arte che tutt’oggi stuzzicano le menti.

Questo gran mito ha vissuto una vita piena di soddisfazioni, premi oscar e riconoscimenti mondiali.
Costumista di “My Fair Lady”, illustratore per Vogue, conoscendolo meglio probabilmente capiremo il perché adesso
non ci sia rimasto più molto da fare. Riflettendo bene sui suoi lavori impareremo il perché adesso siamo finiti
nell’epoca dell’essenziale minimalismo.

In ogni caso però, noi siamo nati ora, e forse queste sue parole riusciranno ad insegnarci come apprezzare quello che abbiamo:
“Be daring, be different, be impractical, be anything that will assert integrity of purpose and imaginative vision against the play-it-safers, the creatures of the commonplace, the slaves of the ordinary.”

Grazie, Cecil.