Dal 31 aprile al 31 dicembre 2014 il Palazzo Grassi di Venezia apre le sue porte a Irving Penn.

Nato nel 1917 nel New Jersey, inizia a lavorare come grafico e illustratore fino a quando diventa assistente di Alexander Liberman, l’allora direttore artistico di Vogue USA.

Dedicandosi unicamente alla fotografia, la sua carriera giunge al culmine nei favolosi anni ’50, a seguito della pubblicazione dei celebri “Corner Portraits”, fotografie scattate con i più svariati personaggi e divi popular del tempo, da Marlene Dietricht a Salvador Dalì.

Di questi lavori lui stesso afferma “Sometime in 1948 I began photographing portraits in a small corner space made of two studio flats pushed together, the floor covered with a piece of old carpeting… this confinement, surprisingly seemed to comfort people, soothing them. The walls were a surface to lean on or push against. For me the picture possibilities were interesting; limiting the subjects movements seemed to relieve me of part of the problem of holding onto them”. Gli “angoli penn” sono stati riprodotti dai più importanti fotografi moderni.

Bianco e nero, forti contrasti, figure riflessive e poca costruzione delle scenografie e dei background costituiscono le sue principali firme stilistiche, suggerendo forse il suo intento: quello di immortalare il segreto e fugace pensiero dell’animo umano, lasciando da parte sovrastrutture e decorazioni partout.

Lavorando per Vogue come fotografo, è facile inserirlo nella categoria dei fotografi di moda. Tuttavia, non è stato “solo” questo. Durante tutta la sua vita documenta i grandi viaggi con la sua macchina fotografica. E’ così che nascono i suoi scatti sulle popolazioni della Nuova Guinea e sul Marocco.

Con la serie fotografica ” Piccoli Mestieri” si reca in Francia per immortalare la semplicità e la genuinità dei maestri artigiani.
“Street Material” assieme alle sue famose sigarette, fa di lui uno dei pochi uomini capaci di ridar forma ai rifiuti urbani.

Infine, la serie “Cranium Architettura” è un ulteriore esempio di quanto fosse ossessionato dallo still life, tecnica che tra le altre cose gli conferì il primo lavoro presso Vogue.

La sua perdita, avvenuta nel 2009 è stata un grave lutto mondiale ma, nonostante ciò, la sua arte resta quì ad ispirare i nuovi creativi e a ricordarci chi siamo e da dove veniamo.

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