Se il movimento può essere rappresentato attraverso la sua assenza, Sato è il maestro contemporaneo nella riproduzione di questa tecnica su pellicola.
Tokihiro Sato è un fotografo giapponese approdato alla fotografia per comunicare meglio le proprie idee dopo un’educazione da scultore. I suoi lavori riflettono un interesse profondo per la luce, l’uomo, i loro movimenti e iterazioni reciproche, nonchè un’attenzione delicata al meraviglioso insito nelle piccole cose.

Il punto di vista poetico e ardito con cui il fotografo affronta questi temi punta proprio a mascherare l’essenza delle cose proponendone l’assenza, un’assenza che però lascia tracce tangibili in grado di impressionare la pellicola in scatti a lunga esposizione. Nella serie Photo-Respiration, la tecnica consiste nello scattare registrando il suo movimento nello spazio, evidenziato e tradito da uno specchio circolare (sostituito da una torcia per gli scatti in notturna) che porta con sè, puntandolo periodicamente verso l’obiettivo in modo da riflettere il sole del giorno. In questo modo ciò che resta di queste camminate nel paesaggio naturale è una mappa di punti luminosi, una costellazione riflessa sulla superficie terrestre, un percorso sospeso a mezz’aria per rispetto dei paesaggi su cui aleggia. E’ il concetto di ‘A line made by walking’ di Richard Long svuotato di quel minimo di impatto materiale che ancora poteva portare in sè e trasformando il percorso da lineare a puntiforme.

Il mondo di Sato è quindi un mondo di evocazioni poetiche, di spiriti che danzano intorno ai fusti maestosi e ritorti degli alberi, di fate luminose che abitano i boschi innevati, di energie solari che colonizzano la superficie marina. Si tratta di un ritorno alla vita primordiale, al puro gioco degli elementi, delicati, leggeri, svuotati di quel prepotente, sublime e romantico ma ancora capaci di riportare la nostra attenzione ai fenomeni attraverso cui si manifestano.
E’ forse in questi elementi che risiede il fascino profondo delle sue opere, nella capacità di farci suggestionare unendo il paesaggio piu’ solenne e primordiale, gli elementi prepotenti del sole, dell’acqua e della natura vegetale al ritmo e alle sequenze del passaggio dell’uomo sulla Terra, dando vita alla sintonia e alle fantasie che questo dialogo genera, visualizzando l’unione effimera tra l’eterno e il momento fugace.

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