Benjamin Shine – Quando la materia diventa evocazione

Colore, luce e volti offuscati. Sfumature velate, nel vero senso della parola.
Benjamin Shine, artista e designer britannico, per le sue opere, infatti, non utilizza i canonici strumenti del pittore. Tavola dei colori e pennelli sono esclusi dall’arte di Shine che, con uno strepitoso strappo alla regola, si serve invece di un (in questo contesto completamente atipico) ferro da stiro.

Fondo bianco e tulle alla mano. La rete leggera e velata si plasma sotto le sue mani sapienti.

Da buon designer, Benjamin sa manipolare la materia: la guida, la comanda. E con il tocco caldo del ferro da stiro la piega, e se ne serve, trasformandola in volti umani. Prendono in questo modo vita gli sguardi di noti personaggi come Elisabeth Taylor, Andy Warhol, Lady Diana.

Nell’intento di emulare in maniera del tutto moderna la concezione dell’arte che fu degli impressionisti, cogliendo le inequivocabili sfumature e i tocchi di luce, Benjamin ha cominciato la serie Tulle Portraits realizzando il volto di Rembrandt, sfruttando la lucentezza della rete di tulle e la sovrapposizione delle pieghe per ottenere gli effetti di luce e ombra.

La sua tavola dipinta in questo modo acquisisce profondità, supera la piattezza del bianco ed emerge. I volti velati appaiono scontrarsi con la nebbia, nel tentativo di prendere vita, lasciando senza fiato gli spettatori che per la prima volta, come in un sogno, possono essere tanto vicini ai personaggi che desideravano incontrare.

Plasmando perfettamente i suoi modelli, Benjamin realizza un’opera del tutto realistica che va oltre l’idea del ritratto. Rende ogni particolare, ogni dettaglio in maniera perfetta, evocando il fascino umano come saprebbe fare solo un dio, e soprattutto, come tutti gli altri esseri umani vorrebbero imitare.