Thom Browne è un genio inquietante, dissacrante e provocatorio.

Sfilano le abbadesse di Thom Browne incastonate in una cornice perfetta, un allestimento vittoriano che riprende in tutto e per tutto le navate di una chiesa con tanto di candelabri e chirichetti.

Ripercorrono la storia, sfuggendo all’oscurità tipica dei Tudor, illuminano il cammino con abiti d’oro eccesivi ed esagerati nei volumi.

Silhouette estreme, rigonfiamenti e crinoline ingolfano le gonne, estensioni arrotondano le maniche, il rigore esasperato è poi sdrammatizzato da mezze forme, pezzi di giacca o di pelliccia applicati su un lato del corpetto dando la sensazione di abiti non del tutto indossati.

In bilico come sempre tra il sense of humor e la provocazione, una clausura autoindotta, ma profondamente esasperata, erotismo invisibile ma in tendenza con la moda, sia vittoriana che contemporanea, che dà molta visibilità ai fianchi, sensualità sotto il saio.

I colori soliti della castità: bianco, nero e grigio accompagano i capi profondamente asimmetrici, la perfetta scenografia iconoclasta è illuminata da guizzi di oro accecante.

Inimitabile la sua firma e il suo “coup de théâtre”: tutto, dalla scenografia agli abiti, è perfettamente armonioso, nulla che sovrasti il resto, pur esagerando.

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