Lighting, Layers and Reflections è un’istallazione effimera realizzata dalla versatile fotografa Autumn de Wilde per la campagna pubblicitaria della Cadillac Escalade.

Autumn, nata nel 1970 a Woodstock dal fotografo Jerry de Wilde, noto per i suoi ritratti di Jimi Hendrix ed altre icone degli anni ’60, è conosciuta soprattutto per la sua attività di ritrattista nel mondo della musica: tra i tanti, ha fotografato e realizzato CD cover per Elliot Smith, the Raconteurs, White Stripes, Yeah Yeah Yeah’s, Death Cab for Cutie, Fiona Apple, She and Him (duo formato dal cantante M. Ward e dall’attrice Zooey Dechanel), contribuendo così alla definizione di un’identità visuale per una realtà in continua espansione.

Con Lighting, Layers and Reflections conferma la sua creatività poliedrica, ideando dei “gioielli da paesaggio” con facce in vetro riflettente e plexiglass colorato, che giocano con la natura arida della California, ora riflettendola, ora proiettandovi sopra ombre colorate a seconda della posizione del sole.

Se nei colori del plexiglass ritroviamo una palette cara alla de Wilde  ̶ la stessa, per esempio, della cover per “Sea change” di Beck  ̶  l’idea dell’installazione nasce dal gioco di luci riverberate sulla carrozzeria della Cadillac. La pubblicità associa il veicolo più emblematico del trasporto a delle scatole di luce la cui forma richiama però il simbolo dello “stare”, una casetta col tetto a falde nella sua forma più semplificata, memore di quel prototipo dell’architettura rappresentato sul frontespizio dell’edizione del 1755 del celebre “Essai sur l’Architecture” dell’abate Laugier.

La scala dell’intervento non ha nulla a che vedere con i numerosi progetti di studi di architettura quali MVRDV o Herzog&de Meuron  ̶  giusto per citare i più noti  ̶  che in più di un’occasione hanno reinterpretato con ironia lo stesso modello della capanna, eppure sorge quasi spontaneo il paragone con un caso che circa un anno fa conobbe una certa viralità sui social network, l’esperimento della casa da un metro quadrato di Van Bo le-Mentzel, che rimanda alla stessa dimensione di gioco del bambino a cui bastano quattro pareti di cartone per immaginarsi una casa.

 

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