Paratropolis – Alexander Biserama Becherer e il futuro

La rivoluzione urbana degli ultimi 50 anni è portata all’estremo. Parole, icone e slogan formano edifici e grattacieli, assemblati nei modi più disparati, talvolta aggressivi, per creare nello spettatore un senso di ansia e soffocamento.

Paratropolis è un’installazione dell’artista tedesco Alexander Biserama Becherer, classe 1983.
L’opera è una cacofonia di parole e simboli che, insieme, presentano la concezione dell’artista di una megalopoli futuristica nella quale l’uomo ha perso il controllo dell’urbanizzazione alla quale egli stesso ha contribuito.

Si tratta di  un “open end project”, quindi  un’opera  in continua crescita ed evoluzione, monitorata passo per passo dall’artista e resa pubblica attraverso la sua pagina Facebook.

Il progetto era cominciato come un’installazione di piccole dimensioni nel settembre del 2012, in seguito ad un viaggio a Instanbul. Dopo due settimane che Alexander vi lavorava, realizzò che sarebbe diventato molto più grande di quanto aveva pianificato. Nuove idee venivano fuori continuamente. C’erano così tante immagini che l’artista sentiva di dover creare, che Paratropolis, più che un semplice progetto, era diventato un impegno per la vita.

Per la creazione di questa città futuristica, o forse più post-apocalittica, l’artista utilizza un mix di materiali, come polistirolo, plastica, legno e gomma. La cosa incredibile, e anche di fondamentale importanza per Becker, è che ogni singolo dettaglio è creato a mano. Nessuna stampante 3D, o macchine tagliatrici. Alexander preferisce l’errore e l’imperfezione delle cose fatte a mano.

Paratropolis - Alexander Biserama Becker
Paratropolis – Alexander Biserama Becker

Ogni elemento è costruito secondo un’idea ben precisa e con un determinato significato allegorico.
E’ presente un unico grande asse, una sola strada che attraversa la città da parte a parte, che ruota permanentemente per rendere la sensazione di una società che è costantemente a lavoro e non dorme mai. L’incubo di una storia senza fine. L’asse termina al più grande edificio della città: la “fuckyou tower”, appartenente al distretto che contiene la “working” e “shopping-entertainment” zone.

La scelta di Becherer di rendere tutto in scala di grigi non è casuale. Il grigio rappresenta l’assenza di personalità in un ambiente in cui l’individualismo è perso, sovrastato da edifici massicci e una tecnologia invasiva.
La figura umana è assente. Tuttavia spiccano simboli come il logo della Nike o la scritta di Google, la parola tedesca zeitplan (orario, scadenza), un grande fuck you e la frase che è un pò caratterizzante di tutta l’opera: “Your city our rules“.
Lo spettatore rimane spiazzato di fronte a tanti dettagli e cerca disperatamente una via d’uscita, o anche un punto d’inizio. In ogni punto si ha una prospettiva diversa della città, ma il messaggio resta lo stesso: se l’urbanizzazione mondiale non rallenta e le aree rurali non vengono preservate e protette, il destino del nostro pianeta, e dell’uomo in generale, è segnato.