Il sociologo francese Marc Augé col termine non-lieu descrive tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici, dei luoghi quindi staccati da qualsiasi rapporto con il contorno sociale, con una tradizione.

Val d’Europe nasce sul finire degli anni ’90 con l’obiettivo di creare una città che ospitasse i vari dipendenti dell’EuroDisney e dei centri commerciali della zona. È un’area urbana situata a 35km ad est di Parigi e Mattia Buffoli, fotografo classe 1983, incuriosito dai racconti di un amico su quanto fossero assurde le città intorno ad EuroDisney, è andato a verificare di persona. Gli scatti racchiusi in “Val dʼEurope, Next Stop Eurodisney” -questo il nome del progetto- trasmettono meglio di mille parole la sensazione desertica che ti assale.

«Le uniche persone che incontri a Val d’Europe sono in stazione o nel centro commerciale. In tutti gli altri posti sembra una città fantasma spuntata all’improvviso nel bel mezzo del nulla. Gli unici suoni sono quelli degli uccelli o di qualche auto lontana. Qui abitano quelli che lavorano al centro commerciale o a EuroDisney ma la sensazione che ti assale è che nessuno vive davvero il questo posto».

Calvino diceva che le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure: Val d’Europe rappresenta il contraltare di una voglia quasi forzata di rivivere i sogni della propria infanzia e si struttura nell’amara costatazione  che per realizzare quelli degli altri, qualcuno abbia rinunciato ai suoi, o quanto meno, abbia scordato di averne. Ecco perché appare così solitaria, non solo per l’assenza degli abitanti, ma soprattutto per l’assenza dei loro desideri. Il non vivere assume quindi una connotazione ulteriore, non si tratta tanto di presenza fisica che manca, quanto di assenza d’anima. Ed è proprio quest’assenza che rende le foto di Mattia Buffoli così intense.

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