Hungarian Cubes – I cubi ungheresi documentati da Katharina Roters

Uno dei simboli dell’Ungheria comunista del dopoguerra è rappresentato dalle Magyar Kocka, letteralmente cubo ungherese.
Si tratta di casette unifamiliari e standardizzate sorte nei sobborghi di Budapest e soprannominate “Kádár-kocka” dal nome del leader comunista János Kádár, al potere in Ungheria tra il 1956 e il 1988.

L’aspetto peculiare di queste file uniformi di case risiede nel fatto che i proprietari furono lasciati liberi di decorare le facciate delle proprie abitazioni a loro piacimento. Il risultato è un centro abitativo fatto di muri ricoperti da pattern colorati e geometrie stravaganti. Un qualcosa che merita di essere immortalato, che ha affascinato a tal punto la fotografa tedesco-ungherese Katharina Roters che ha deciso così di realizzata un progetto fotografico denominato Hungarian Cubes, un libro edito dalla Park Books che alle immagini associa brevi saggi per fornire un quadro completo, una panoramica storica e antropologica di questo fenomeno architettonico.

Roters riesce attraverso i suoi scatti a spogliare del superfluo le case che fotografa, consentendo allo spettatore di concentrarsi sulle decorazioni. Decorazioni che rappresentano un vulnus di un sistema che rinnega l’individualismo e che invece qui rappresentano la rara opportunità concessa agli abitanti di alimentare il proprio individualismo, di dare voce alla propria personalità. Una forma di protesta non violenta nei confronti della conformità, della massificazione imposta del sistema comunista.

“The ornament is not merely an aesthetic sign. It rather creates meaningful identity and distinguishes the appearance of entire dwellings across the country. Often this individualised ornament can also be read as an act of subversion against the pressure of conformity in the socialist system. The houses are shown in Roters’s images cleaned of all surplus information, such as fences and railings, antennas, road signs, electric power lines etc. The serial composition of her photographs is combined in the book with essays on various aspects of this unique architectural phenomenon”