Storie differenti che si scontrano silenziosamente in un mare di persone.

Chi attraversa la strada, chi esce dall’aula di un tribunale, chi si perde in un aeroporto, chi si rilassa su una spiaggia o al cinema. Ognuno è un personaggio.
Non accade nulla di particolare, eppure accade troppo.

In equilibrio tra finzione e realtà, Alex Prager, fotografa e filmmaker americana che vive e lavora a Los Angeles e New York, ha diretto per dieci anni le azioni di centinaia di attori, ognuno col proprio personaggio, in un particolare set dettagliatamente allestito, facendo confluire il suo lavoro nella serie fotografica Face in the crowd.

“I’m fascinated by the experience of being involved in other people’s lives accidentally”

I suoi scatti ritraggono ampie scene, meticolosamente allestite, di una folla di persone apparentemente ordinaria.

Distratto, confuso, concentrato con un giornale in mano, con lo sguardo perso, con una valigia o una porzione di pop corn.

Ogni personaggio è protagonista a suo modo, nessuno è completamente assorbito dalla folla. Ognuno è fisso e allo stesso tempo in movimento nella propria posa. Ognuno con la propria espressione, ognuno con la propria personalità e la propria vita.

Ogni scena è densamente e appropriatamente dettagliata.
Gli attori sono attentamente abbigliati in uno stile che varia da quello anni ’30 a quello anni ’80. Ognuno ha il suo stile, ma insieme sembrano attori i vecchi film americani.

L’effetto straniante che creano le immagini è voluto dall’artista. C’è una nota di falsità evidente, ostentata in maniera quasi inquietante. Una scelta non casuale, visto che l’intento della serie è quello di raccontare le emozioni dei protagonisti su diversi livelli di emozioni. L’ansia di essere persi in una folla, confusi e circondati da volti anonimi e sconosciuti e allo stesso tempo la curiosità di saperne di più, di conoscere le loro vite, le loro esperienze.

La serie di immagini è stata essa insieme per la prima individuale di Alex presso la Corcoran Gallery of Art di Washington D.C.

Le storie dei diversi personaggi terminano con un video, proiettato su tre pannelli, che vede scorrere le immagini in moto e “presenta” i personaggi attraverso reminiscenze delle loro vite.

Narrazioni psicologiche, rivelazioni pubbliche e private, emozioni di una folla attiva e interattiva, non troppo distante da quelle in cui ci ritroviamo quotidianamente.

 

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