Arrivato alla terza edizione, XXXFuorifestival si conferma come uno degli appuntamenti più importanti fra le attività culturali della città di Pesaro, portando avanti l’obiettivo di diffondere e presentare al pubblico opere artistiche sperimentali proposte da giovani operatori. La rassegna di video arte ed arte multimediale si caratterizza per la presenza di tre appuntamenti lungo i mesi di maggio, giugno ed agosto.

Dal 10 al 22 agosto l’ultimo atto del festival si sviluppa attorno a tre location: i Cantieri Navali, Spazio Lugli e la Sinagoga.
I primi, affacciandosi sulla darsena del porto di Pesaro, faranno da schermo naturale per una selezione di videoartisti italiani e stranieri; Spazio Lugli invece sarà teatro di due eventi: un’ installazione video fruibile dalle 17.00 alle 20, “Callas VS Tebald”, che ironicamente battezza questo vis à vis tra due istituzioni dell’opera lirica e “Esercizi di scale/Stair exercises” con protagonista Aya Wakizono, presente e futuro del canto lirico che, nella cornice degli scaloni ottocenteschi di palazzo Lugli, incanterà i presenti tra gorgheggi, vocalizzi e arie rossiniane.

La Sinagoga di Pesaro ospiterà un’installazione multimediale dell’artista Martìn Romeo realizzata appositamente per l’evento. Un’area ricca di atmosfera per un’opera che dialoga con lo spazio della sala. Al primo piano, grazie all’uso di multi-proiezioni e videomapping, verrà creata una scenografia digitale sulla superficie interna della Sinagoga scambiando e proponendo simultanee visioni, amplificate grazie all’utilizzo degli specchi dall’interazione con il pubblico, permettendo di creare infiniti punti di vedute.

Point of Views - Martin Romeo

Point of Views – Martin Romeo

Abbiamo chiesto allo stesso artista, nonché direttore artistico del Toolkit Festival di Venezia, di anticiparci qualcosa di più sulla sua partecipazione:

«La videoinstallazione, pensata appositamente per la Sinagoga di Pesaro, consiste in una serie di proiezioni distinte, ma contenenti la medesima immagine. “Point of views” (il nome dell’opera ndr) coinvolge il soffitto della Sinagoga, ricco di decorazioni in basso rilievo, e la facciata centrale che saranno invasi da una serie di multi-proiezioni. Queste ultime illuminano e restituiscono una nuova visione allo spazio. L’installazione mostra alcune immagini-video ottenute attraverso le riprese del luogo stesso. Il processo attivato conduce a riflettere sulla miriade di punti di vista nascosti dietro ogni elemento: particolari, dettagli, caratteristiche. Nasce così una scenografia digitale ottenuta con proiezioni simultanee che descrivono lo stesso soggetto, ma da angolazioni diverse. La visione prospettica è alterata e amplificata dalla partecipazione attiva del pubblico, il quale, grazie ad alcuni specchi che può manipolare, interviene sulle immagini stesse. Gli specchi fungono da dispositivi della vista, poiché aiutano il fruitore nella percezione dell’opera. L’oggetto, inoltre, ha una duplice funzione: catturare l’immagine e respingerla a sua volta. La proiezione subirà infinite varianti in relazione ai movimenti degli specchi, i quali devieranno le immagini dando vita a innumerevoli soluzioni e aspetti visivi.»

Non ci resta che partecipare.

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