“Come vi sentireste sapendo di non poter più poggiare gli occhi sul quel panorama che vi ha accompagnato per tutta la vostra vita? Se improvvisamente dalla vostra finestra non vedeste più quella montagna, quel mare o quella via? O se da un giorno all’altro tutto quello che vi è familiare diventasse un ricordo destinato a sparire?”

La storia di Kiribati, piccolo arcipelago dell’Oceania affrancatosi dallo status di colonia britannica nel 1979, ha dell’incredibile: i 33 atolli che lo compongono rischiano infatti di essere sommersi nel giro di qualche decade dalle acque dell’Oceano Pacifico a causa del riscaldamento globale. Una sorta di nuova Atlantide dove però il fascino per il mito dell’isola, raccontato per la prima volta da Platone, lascia spazio alla disperazione dei 100.000 abitanti che dovranno abbandonare il posto in cui sono cresciuti ed in cui hanno affondato le proprie radici. Sì, perché il presidente dell’arcipelago, Anote Tong, ha recentemente acquistato un vasto appezzamento di terreno su Vanua Levu, la seconda isola più grande delle Fiji, dove prevede di far “traslocare” gradualmente tutti gli abitanti. Un problema non da poco, descritto ed analizzato già un anno fa da Jeffrey Goldberg in un lungo reportage su Bloomberg BusinessWeek , ma che ora è al centro di un ambizioso progetto portato avanti da Alice Piciocchi e Andrea Angeli: “Kiribati, a guide to Neverland”.

L’intento del libro è quello di andare a scoprire e raccogliere in una guida ─a metà strada tra racconto dai tratti onirico/fantastici e una rappresentazione grafica da manuale scientifico─ elementi, informazioni, espressioni, esperienze che ci aiutino a trattenere parti importanti delle radici e del presente di una comunità.

È possibile sostenere il progetto attraverso il crowdfunding e consentire così che il tutto diventi un omaggio a questo piccolo paradiso della Micronesia ed un monito per le presenti e future generazioni circa la salute del pianeta e le responsabilità che abbiamo.

 

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