Nel 1957, in Belgio, nasceva uno di quei personaggi del campo artistico destinati a vedersi attribuito per la propria indole un qualche pseudonimo particolare. L’appellativo che Walter Van Beirendonck si è guadagnato a partire dagli anni ’80 e che tutt’oggi conserva meritevolmente è quello di ‘genio della moda’.

Il suddetto genio ha studiato design della moda presso la famigerata Royal Academy of Fine Arts; laureatosi quasi contemporaneamente assieme ad altri cinque nomi che, come lui e collettivamente,  diventeranno influenti nel fashion system. Accade così che nell’87 questi piccoli mostri si trovano riuniti negli  ‘Antwerp Six’. Ci si sta riferendo a nomi  quali Dirk Van Saene, Dries Van Noten, Dirk Bikkembergs, Ann Demeulemeester e Marina Yee.

Ispirato dalla natura, dalle influenze etniche, dalla letteratura, la musica e le arti visive, Walter comincia subito dopo gli studi a realizzare le prime proprie collezioni firmando le creazioni col suo stesso nome. È la combinazione inusuale dei colori che le caratterizza.

Le aree di attività occupate da Van Beirendonck, che si rivelerà essere un vero e proprio genio creativo, non si limitano al solo design. Walter viene chiamato ad insegnare nel dipartimento Fashion della stessa  scuola madre che lo ha formato. Costumista per il PopMart Tour degli U2, titolare del multi-label store ‘Walter’ del quale si occupa nelle vesti di buyer e di co-curatore della galleria ‘Window’ annessa allo stesso negozio. Ideatore, progettista, illustratore di tutto quanto si vede portare il suo nome.

E’ suo il titolo onorifico di ‘ambasciatore culturale per le Fiandre’, che gli viene riconosciuto nel 1999.

Walter Van Beirendonck

Walter Van Beirendonck

Il Walter genio della moda si presenta come un personaggio ‘bad’. O almeno ha la parvenza di essere tale, addobbato con quella lunga e folta barba argentata e le mani ingioiellate. Si direbbe di lui di essere sicuramente avanguardista, visionario, unconventional e tutto quanto potrebbe identificare un qualsiasi altro tipo estroso.

La realtà dei fatti è che il suo genio creativo si riversa nelle creazioni realizzate tanto da renderle non del tutto comprensibili. L’alternativismo che lo distingue dagli altri avanguardisti colleghi sta sostanzialmente nella follia. E, siccome è privilegio esclusivo degli artisti quello di riservarsi la possibilità di esplicare o meno un dettaglio a primo impatto incomprensibile, Walter può permettersi di imbellettare un modello dandogli le sembianze di un animale indefinito perché per quella collezione l’artista si è ispirato alla natura.

E’ questo il caso dell’ultima Spring/Summer collection ’15. Si chiama ‘WHAMBAM!’, e già da solo il titolo introduce a qualcosa di poco intellegibile. L’autore spiega di essersi ispirato alla mancanza di privacy che segna un pianeta in rapida evoluzione, al contrasto di due mondi completamente diversi, l’uno scuro l’altro paradisiaco. I modelli sfilano indossando capi decostruiti: giacche stampate e cucite con arazzi, tagliate a kimono, pantaloni stretti in vita da cinture di karate; le spalline dorate dal cenno principesco rivaleggiano in tutta forza con le tute e le camice militari che insieme ai disegni delle armi, palesemente si rifanno a tematiche dure come quella della guerra.

I got the idea by thinking of lost paradise and desert painting” che è quello che accade in Guerra per trarre in inganno i nemici.

Lo stile da attribuire a ‘Whambam’ non è uno solo. Questa finisce per essere un mix di generi e riferimenti noti nella totalità solo all’autore. Il suo approccio al menswear è fortemente concettuale.

Le collezioni sono tutte caratterizzate da connubi di atteggiamenti e visioni uniche. In passerella, usa presentare sovente modelli barbuti, mascherati o insolitamente truccati, con capelli alla mohicana e gioielli tribali.

Dinanzi a tale disarmante irriverenza e spudoratezza, Walter Van Beirendonck si presta cordialmente ai chiarimenti sulle sue creazioni. La sua spiegazione più esaustiva sta nella presa di coscienza di una moda intesa come espressione del proprio io, una pura arte maieutica che induce l’osservatore a determinare, in maniera il più possibile autonoma, la verità.

Liberi di considerarlo geniale o banale, indubbiamente il tratto distintivo da attribuire agli artisti che come lui indossano una specie di aureola che tutto gli concede, è l’insanità.

Sito ufficiale di Walter Van Beirendonck

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