It’s not you, it’s the E talking” diceva una canzone dei Soulwax di qualche anno fa, e se volessimo adeguare la frase a ciò che verrà qui detto, sarebbe un “it’s the TACG talking“: basi azotate, i mattoni dei geni, che sono mattoni del DNA che è a sua volta sede di tutte le informazioni necessarie a realizzare un essere umano.

E a quanto pare, secondo studi recenti, anche a decidere se questo essere umano sarà più o meno un artista.

L’università di Helsinki ha recentemente dimostrato come alcune sequenze geniche siano coinvolte nella realizzazione di alcune funzioni cognitive complesse, tra le quali, in particolar modo, la capacità di comporre musica.

Potrebbe sembrare poco romantico pensare che grandi artisti non sono arrivati a realizzare le loro opere perché il loro percorso di vita è stato diverso e le contingenze hanno permesso di partorire quella data idea, e di fatto tali ricerche non sminuiscono l’esperienza a favore di ciò che è scritto nei geni.

D’altronde affinché il genotipo (ciò che è scritto nel DNA) diventi fenotipo (ciò che rappresenta l’essere umano) sono necessari fenomeni epigenetici, la vita e l’ambiente insomma.

Lo studio finlandese mostra che i partecipanti con una creatività maggiore hanno sequenze geniche che modulano una maggiore processazione della serotonina, il ben noto neurotrasmettitore, ed una recente ricerca della Medical University of Vienna, ha correlato tali elevati livelli di serotonina con una maggiore capacità cerebrale di creare connessioni nella porzione posteriore della corteccia cingolata, un centro chiave per la consapevolezza e la produzione del pensiero.

Queste ricerche confermano uno studio della Cornell University che due anni fa mostrava come individui artisticamente creativi hanno persino alcune modificazioni anatomiche: il cervello, che è diviso in due emisferi, è connesso da diverse fibre conosciute con il nome di “corpo calloso”. I ricercatori hanno scoperto che la connettività tra le due metà del cervello determina l’abilità creativa, ed in particolare il team di ricerca ha notato che le persone creative, come scrittori, artisti e musicisti tendono ad avere un corpo calloso più piccolo, in modo da poter trasferire informazioni da una parte all’altra del cervello senza dispersione di dati. Infatti, stando a quanto riferito dallo studio:

 “The incubation of ideas that are critical for the divergent-thinking component of creativity, and it is the momentary inhibition of this hemispheric independence that accounts for the illumination that is part of the innovative stage of creativity.”

In ogni caso, se la capacità creativa sembra essere perlopiù influenzata dal DNA, ognuno è capace di imparare ad essere creativo.

Citando Hemingway:

“It’s none of their business that you have to learn how to write. Let them think you were born that way.”

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