“Così come esiste un buon design che non è fatto di idee, ma di presenza armonica, evocativa, plastica e come esiste un design altrettanto valido e fatto sì di buone intuizioni e ricerche, ma comprensibili solo con una didascalia alla mano, così esiste un design che è esso stesso messaggio, anzi sms, del suo contenuto, e al tempo stesso ne è media, uno strumento di risonanza.
(Chiara Alessi in “Dopo gli anni Zero. Il nuovo design italiano” / 2014 )

Ne è la tangibile prova Gumdesign, lo studio di architettura, industrial design e comunicazione fondato nel 1999 da Gabriele Pardi e Laura Fiaschi, che deve il suo onomatopeico nome ai chewing gum dell’infanzia di cui i designer toscani vorrebbero – ora e sempre – mantenere l’elasticità, la resistenza e l’incredibile capacità di de-formarsi.

Un metodo, quello dei Gum, che obbliga a pensare e a volte irrita (particolarmente i puristi della forma) ma dal forte contenuto comunicativo e con un concept altisonante, immediato e al tempo stesso inaspettato che, tra gli altri, ha lo scopo e il merito di riportare il design a parlare con la gente e gli oggetti a raccontare delle storie.

Infinita la lista dei clienti, non meno vasta quella dei riconoscimenti, dimostrazione che la strada animista (anziché merceologica) è universalmente riconosciuta e condivisa quando la mano che progetta e quella che esegue sembrano compenetrarsi e alimentarsi, senza per questo consumarsi vicendevolmente di un fuoco comune.

Souvenir, prodotto da De Castelli, reinventa le note “palle di neve” (dream globes/snowstorms), custodendo sogni ed interpretazioni della casa come luogo mutevole e contenitore di avvenimenti.

La casa degli amanti, la casa comprensiva, la casa isolata, la casa del litigio, la casa prigione, la casa protetta, la casa della separazione e la casa della tradizione sono solo alcune riflessioni che si materializzano; micro installazioni, piccole sculture in metallo che attraverso la loro originaria bidimensionalità si trasformano in icone concettuali, segni iconici ed archetipici.

Souvenir for De Castelli - Gumdesign

Souvenir for De Castelli – Gumdesign

Il paesaggio della tavola è una rappresentazione pittorica traslata nella tridimensionalità che ritrae oggetti inanimati; soggetti usuali, bottiglie, ciotole, centrotavola che composti diventano i veri protagonisti della scena.

I colori del marmo e della terracotta rafforzano il carattere poetico e surreale di Soggetti Smarriti, esaltandone fisicità, carattere e natura.

Uno scenario transitorio da oggettuale, opaco ad antropomorfo, reinterpretazione delle “kokeshi”, veicolo di analisi e comunicazione dell’interiorità.

Calici Caratteriali è una collezione di 7 calici che si collega al tema della “personalità” attraverso la reinterpretazione concettuale e formale; oggetti funzionali che richiamano un contatto diretto, una vicinanza ed una complicità per innescare processi sociali indotti.

In questa logica, GumDesign individua il dettaglio mimico o fisiognomico che consente di trasferire sul calice una caratteristica umana, piccole trasformazioni che suggeriscono nuovi usi e nuove tipologie di prodotto.

L’estroverso è il noto calice Swing, capace di cercare un contatto forte, coinvolgendo il consumatore.

Il conservatore è un calice attento; un tappo in sughero permette la conservazione del vino.

L’altruista è caratterizzato dal bordo a beccuccio; si predispone a lasciar condividere il vino con la persona che ti siede accanto senza il rischio di versarlo sulla tavola.

L’ambiguo non si decide sulla forma, si muove e si deforma generando un motivo decorativo ma non funzionale al prodotto; nega la sua essenza in modo dichiarato senza prender posizioni.

Il passionale è composto da due calici che presentano la coppa inclinata, diretta una verso l’altra in un rapporto sentimentale e di amicizia; pronti per il brindisi, aperti alla conoscenza ed alla condivisione.

Il rilassato è un calice disteso, disposto ad accontentare in un clima pacifico il degustatore; la coppa si inclina leggermente, decanta perfettamente il vino e si allunga verso la bocca.

L’introverso si presenta invece come un semplice calice nato però con la combinazione della caraffa da mezzo litro; un rapporto a due, unico e compenetrante.

Con i Calici Caratteriali bere un sorso di vino diventa – oltre che un piacere per il palato – anche un gioco di ruoli, la descrizione di un’identità desiderata o la maschera rivelatrice di noi stessi.

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