Non una rassegna sui messaggi subliminali nelle pubblicità. Il web è pieno zeppo di vere o presunte creazioni iconografiche e sonore finalizzate all’instillare un messaggio subliminale nel ricevente.

In molti hanno creduto che la storia del subliminale fosse simile a quella della persuasione ipnotica, per intenderci quella del pendolo e dello psicoanalista che induceva in uno stato di semicoscienza solo grazie ad un setting adeguato e a delle parole guida – cosa che è stata vera in passato, appunto per il fattore persuasivo, e quando un “trucco” viene smascherato, è difficile suscitare la reazione desiderata – anche se in realtà pare funzioni ancora. Dunque, dopo gli anni d’oro del subliminale (80’s & 90’s) su The Scientist qualche anno fa apparve questo articolo dove si diceva che tutto sommato la pubblicità subliminale funzionasse ancora.

IT WAS a stunt that launched a thousand conspiracy theories. Market researcher James Vicary claimed in 1957 that he could get movie-goers to “drink Coca-Cola” and “eat popcorn” by flashing those messages on the screen for such a short time that viewers were unaware of it. People were outraged, and the practice was banned in the UK, Australia and the US.

Per capire perché funziona ancora, bisogna innanzitutto comprendere come funziona il subliminale.

In Psicologia si intende per messaggio subliminale un’informazione recapitata al ricevente senza che egli ne sia stato consapevole e pertanto neanche capace di ricordare tale informazione.

Sorge quindi il dubbio che se non ci si rende conto di aver ricevuto un’informazione, e non si è capaci di ricordarla, perché mai il fatto sussiste?

Alcune storie, come quella di Solomon Shereshevsky, giornalista moscovita vissuto a cavallo tra l’800 e il ‘900, raccontano come la memoria umana sia un database infinito, ben lontano dalla memoria fisica di un pc, e pertanto anche l’immagazzinamento in questa è diverso: è contemplabile l’esistenza del subliminale.

Circa i processi coinvolti nel subliminale, uno studio a cura di Sid Kouider e Stanislas Dehaene spiega come diversi esperimenti abbiano dimostrato varie strategie nella creazione di un messaggio subliminale e nella presentazione dello stesso, con risultati più che soddisfacenti.

Le tracce quindi sono tante: la memoria è più grande di ciò che pensiamo, immagazzina informazioni senza rendercene conto e c’è qualcuno che riesce ad imboccarci tali notizie senza che ce ne accorgiamo.

In maniera forse meno studiata diversi artisti, si suppone, hanno fatto uso di messaggi subliminali nelle loro creazioni: ad esempio il filone del Backmasking, tecnica che consente l’introduzione di messaggi nascosti in registrazioni audio, arricchisce i rapporti tra subliminale e musica, creando grandi credenze popolari come quelle relative a molte canzoni metal che se ascoltate al contrario lascino chiari messaggi satanici.

Tuttavia il caso più eminente d’utilizzo del subliminale nell’arte sembra essere quello di Picasso: “The dream” raccoglie diversi spunti dal significato controverso.

Pablo Picasso - The Dream

Pablo Picasso – The Dream

Alcuni studiosi come la dott.ssa Sutil e il prof. Key ipotizzano che la donna stia sognando un’attività sessuale. L’immagine mostra una donna nel puro stile del cubismo analitico, ma ad una riflessione più attenta la parte superiore del viso ha le chiare fattezze di un pene. Inoltre le dita della donna sono sei per ogni mano, entrambe poste sull’apparato genitale, come a voler simulare una masturbazione.

Che sia una volontà velata dell’artista di mostrare un chiaro atto sessuale è certo, così come è vero che molti artisti del XX secolo con una “strategia dello shock” basata sul proponimento di opere (per la maggior parte performance e installazioni) con chiari riferimenti sessuali intendevano raggiungere lo stesso scopo; tuttavia già lo “shock” indica uno “stimolo fisico o psichico di notevole intensità”, una “sensazione violenta e sconvolgente”, pertanto l’impatto è già veicolato, diversamente dal subliminale.

In conclusione sembra che il subliminale navighi tra quello che si vuole vedere e quello che non si vuole vedere, ciò che è totalmente inconsapevole da ciò che invece si vuol rimuovere.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”, diceva il Piccolo principe, ma talvolta ciò che interessa non vuol essere visto.

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