Avete mai ascoltato il suono della luce?
Si, la luce ha un suono.

Accendete una lampada e chiudete gli occhi. Prestate molta attenzione, lo sentirete. Adesso immaginate un concerto, un concerto di pura luce. Un concerto dove l’orchestra classica e gli strumenti vengono interamente sostituiti da un set up elettrico. Otto neon verticali al posto di otto violini, a sostituire i tamburi sono le lampade stroboscopiche e, al posto dell’arpa, un faro teatrale che illumina il pubblico.

Questo è solo un assaggio dell’ “orchestra” diretta dai Quiet Ensemble nel loro nuovo progetto, The Enlightment – Concerto primo. Saranno quindi fari e lampade di ogni genere a sostituire gli strumenti musicali. Attraverso delle bobine di rame e un particolare processo sarà possibile estrapolare il suono della corrente elettrica che, attraversando il circuito fino ad arrivare al generatore (la lampada), genererà luce e suono, dando vita agli strumenti musicali elettrici. Ad ogni singola accensione luminosa viene attribuito un suono che, modificato in tempo reale dai due performer e sommato agli altri strumenti, darà origine al concerto.

Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli presenteranno The Enlightment al roBOt festival, dove si esibiranno per la prima nazionale. Abbiamo colto l’occasione per fargli qualche domanda e sapere qualcosa in anteprima sul loro progetto.

Come nasce la volontà di creare un concerto di luce?
Siamo attenti nel mantenere uno stato vigile cercando di non dare per scontato niente di ciò che ci circonda. E’ importante ritrovare l’istinto del bambino che, tenendo in mano un oggetto specifico, ha la capacità istintiva di vederlo estrapolato dal contesto originario di creazione, capace quindi di utilizzarlo in modi completamente diversi rispetto all’utilizzo primario. La luce è un elemento visivo e, come tale, permette di rendere visibili i corpi illuminati. Abbiamo considerato la consequenzialità dell’azione che permette all’occhio di vedere un corpo che altrimenti rimarrebbe nell’ombra, tutto ciò che vediamo muoversi attorno a noi, tutto ciò che sentiamo e vediamo accadere sotto i nostri occhi ha un’origine e una conseguenza inevitabile, un principio che rende possibile l’accadimento di un determinato evento. La nostra osservazione focalizza su quegli eventi che non vengono solitamente considerati fondamentali, sottolineandone la grandezza. In “The Enlightenment”  il ruolo della luce prende un valore sonoro, perchè il suono è un elemento inevitabile ma ignorato, una sorta di concerto inudibile che possiamo ascoltare solamente attraverso un’attenzione quieta, attraverso la rivalutazione del silenzio e guardando da un’altra parte rispetto a dove siamo soliti guardare.

Da cosa parte l’idea?
Lavorando ad un altro progetto (Der teufel leise, Faust), uno spettacolo teatrale basato sul Faust di Goethe. Stavamo lavorando insieme ad un nostro collaboratore-artista, Matteo Marangoni, ad una scena dove la macchina teatrale e le tecnologie che la rendono tale prendono “voce”. Siamo stati “illuminati” quando abbiamo percepito il suono della corrente passare attraverso i fari e ne abbiamo capito il potenziale espressivo.

Qual è il criterio secondo il quale avete associato un determinato tipo di luce al corrispondente strumento?
Abbiamo impostato un criterio formale. Ogni luce ha una risposta elettromagnetica diversa e, di conseguenza, un suono diverso. La scelta è stata quindi guidata anche dall’impatto sonoro di ogni singola lampada. Gli archi (viola, violino, violoncello e contrabbasso) in The Enlightenment vengono rappresentati da tubi di neon di diversa lunghezza e l’arpa da un tubo di neon chiuso. I legni e gli ottoni vengono associati a diversi tipi di lampade ad incandescenza. E, infine, le percussioni sono rappresentate dalle luci stroboscopiche, i cui flash generano campi elettromagnetici potenti e di brevissima durata.  Il risultato sonoro sono dei colpi netti e decisi, che hanno un’intensità simile ai colpi delle percussioni di un’orchestra.

Come pensate reagirà il pubblico alla vostra esibizione?
Beh diremmo… “illuminato” (come da titolo The Enlightenment). Un oggetto specifico cambia funzione e si racconta attraverso un linguaggio che solitamente non gli appartiene. Sarebbe curioso poter risvegliare un’attenzione e un secondo punto di vista rispetto ai corpi inanimati, suggerire un valore più alto alle cose. Dal pezzo di plastica che vola al vetro che riflette i raggi solari che, come ogni cosa, si muove e inevitabilmente cambia e si trasforma. Intorno a noi è la meraviglia, fermiamoci ad ascoltare e osservare le piccole cose come fosse la prima volta.

In passato, con “Natura morta“, avete creato un concerto con le scariche elettriche generate dall’acido contenuto nei frutti, vi è un collegamento con  The Enlightenment?
Il suono nascosto dell’energia elettrica è il collegamento tra i due progetti. In Natura Morta ci permettiamo liberamente di giocare con le sonorità originali estrapolate dai frutti, mentre in Enlightenment cerchiamo di mantenere il più possibile l’impulso sonoro originale. A livello formale, Natura Morta è un live di musica elettronica, mentre Enlightenment è impostato come uno spettacolo, che prende poi forma come un concerto di musica elettrica.

Pensate che questo progetto avrà un seguito o vi concentrerete su qualcosa di diverso?
Una volta concluso lo porteremo in diversi festival, poi vorremmo sviluppare e continuare lo studio sulle potenzialità puramente sonore di ogni singola lampada. Ringraziamo ancora i Quiet Ensemble e, per chi desidera conoscerli meglio, Artwort ne parla qui.

Backstage dello spettacolo “Der Teufel leise, Faust” in collaborazione con Matteo Marangoni, presentato a Centrale Fies in occasione del festival “Drodesera XXXIII – Mein Herz”.

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