In tempi di crisi, i modelli convenzionali vengono messi in discussione. In un contesto urbano ciò significa ripensare agli spazi, sia pubblici che privati, al ruolo che i cittadini rivestono nel determinarli, alle dinamiche politiche ed economiche che ne stanno alla base. Recuperare una coscienza critica in merito alle questioni urbane diventa imprescindibile per svincolarsi dalle rigide strutture tradizionali e ridefinire un approccio spaziale che tenga altrettanto conto del fattore temporale da un lato, e di quello umano dall’altro.

Santiago Cirugeda è un architetto spagnolo che da tempi non sospetti, prima ancora del collasso economico e dell’esplosione della bolla immobiliare del 2008, ha iniziato a mettere in discussione i processi urbanistici in atto, guidati quasi esclusivamente da logiche di mercato, e la ricerca architettonica, sempre più orientata verso la spettacolarizzazione formale fine a se stessa. Ciò che propone, più che una soluzione contingente alla critica situazione economica, è un formato alternativo per gestire, pianificare e intervenire sulla città, in cui gli abitanti passino da meri consumatori ad essere soggetti attivi, e l’intervento spaziale assuma connotati più profondamente politici.

Cirugeda si è fatto rappresentante di una nuova pratica architettonica, la cosiddetta ‘guerrilla architecture’, la quale comporta azioni rapide, occupazioni di spazi residuali o abbandonati, interventi ai limiti della legalità. Il recupero e riuso di materiali è una componente importante, come lo sono il privilegiare la funzionalità rispetto alla ricercatezza estetica e la volontà di porre la pratica progettuale al totale servizio della collettività.

‘People say my architecture is ugly. They say it’s interesting, but ugly. But I say, who doesn’t have an ugly friend? Everybody has an ugly friend! Architecture today is obsessed with beautiful buildings and pretty projects – that’s bullshit! Architecture should be cheap, functional and it should be an excuse to bring people together: and that’s what we are doing.’
Santiago Cirugeda

L’architetto, in questo caso, si presenta come una figura molto diversa dallo stereotipo carismatico ed egotico a cui ci siamo abituati: ritrova il suo impegno civile e si mette a disposizione dei cittadini come mediatore in grado di restituire loro il potere di riappropriarsi dello spazio urbano e di esercitare i propri diritti su di esso, nonché come tecnico qualificato nel fornire un prontuario di espedienti urbani che approfittino delle zone grigie delle regolamentazioni edilizie ed urbanistiche e si adattino alle varie necessità fruitive.

Negli anni Cirugeda ha dato vita ad un database, chiamato Recetas Urbanas, che raccoglie una serie di prototipi progettuali e relativi ‘manuali d’uso’, sviluppati da lui e i suoi collaboratori ed accessibili a chiunque voglia cimentarsi in prima persona nella ridefinizione dell’ambiente in cui vive, lavora o passa il suo tempo libero. Si avvale del supporto della rete Arquitecturas Colectivas, la quale riunisce architetti e non che si occupano di questioni affini sul territorio spagnolo, ma anche in altri paesi europei e dell’America Latina.

Recentemente il progettista è stato oggetto del documentario ‘Guerrilla architect, primo di sei episodi della serie Rebel Architecture di Al Jazeera English.

 

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