In un’epoca in cui le immagini hanno più importanza delle parole─basti guardare anche agli algoritmi di facebook─gli illustratori posso essere considerati i nuovi veri comunicatori. Selezionato tra i top 20 artisti under 30 più promettenti, Marco Goran Romano è pronto per la sua prima personale, Greetings from Milano, che partirà il prossimo 11 ottobre allo Spazio Vogh in via Voghera. L’artista ha realizzato una selezione inedita di 10 acrilici su legno di grandi dimensioni, 18 opere di medio e piccolo formato realizzate su supporto misto, 4 disegni su carta e 2 sculture per raccontare Milano nelle sue varie sfaccettature.
Abbiamo fatto una chiacchierata con Goran per farci raccontare di sé e della città che lo ha accolto.

Parlaci di te: come hai iniziato e come hai approcciato il mondo dell’illustrazione?
Fin da bambino ho sempre avuto una certa dote per il disegno. Non l’avevo mai considerato come un lavoro, ma – alla fine di quell’esperienza traumatica che è stata il liceo – ho capito che fare l’ingegnere non era decisamente la mia strada. Ho scelto di studiare Design Industriale e da lì non ho proprio idea di come sia successo che è diventato il mio mestiere.

L’illustrazione per te è un modo di rappresentare la realtà come la vedi o come la vorresti?
Più la prima, che la seconda.

Trai più ispirazione da luoghi, persone o situazioni?
Mi lascio coinvolgere da quello che mi circonda in generale, ma non solo da questo. Mi piace ricercare le mie ispirazioni, se voglio qualcosa cerco di arrivarci. E guardo molto al passato, a ciò che è stato.

Se cambia, come cambia il tuo approccio quando ti occupi di lettering e di illustrazione?
In comune hanno la mia visione del lavoro che faccio, ma gli approcci sono quasi opposti. Quando mi occupo di illustrazione è come se il tema del disegno prendesse le mie “sembianze”, mentre quando tratto il lettering sono io ad adattarmi ai diversi linguaggi esistenti.

Sei a Milano dal 2011. Ci racconti il tuo rapporto con la città? È sempre stato costante o ti capitano quei momenti altalenanti di odio e amore?
Mi piace un sacco, perché si respira un’aria diversa, più europea. Paragonandola ad altre città più grandi (Londra o New York) ti rendi conto di quanto sia piccola nelle sue dinamiche, però è un aspetto che in realtà mi piace e mi fa sentire a casa.

Se non a Milano, dove vivresti e perché?
New York. La nostra generazione è cresciuta mangiando pane e cultura americana, quindi la sento molto vicina a me. È una città che mi piace, mi affascina, perché c’è quel movimento culturale che uno vorrebbe avere nella propria città.

Come nasce Greetings from Milano?
Sento la necessità di dedicare qualcosa ad ogni luogo con il quale stringo un legame: a New York ho dedicato un poster, a Firenze – dove ho studiato – una t-shirt. Qui a Milano, dove ormai abito da un po’, ho deciso di fare un passo ulteriore, anche per la mia carriera, lavorando sulla mia prima personale.

Una palette di 5 colori per Milano.
Per me ne bastano 3 e saranno quelli che caratterizzeranno la mostra: il nero, il grigio e il rosso.
Il nero perché è il colore dell’industria intesa come operosità.
Il grigio è il colore dell’asfalto, dei palazzi e del cielo.
Il rosso perché rappresenta il fremito, la vita della città.

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