Geografia familiare di una città – FAI, Milano e i suoi architetti

Nelle sequenze de La notte di Michelangelo Antonioni, l’errare incrociato di un’inquieta Jeanne Moreau e di un tormentato Marcello Mastroianni si snoda per Milano (sarebbe potuta essere ‘una qualsiasi altra città’, come ci avvisa cautamente una voce fuori campo nel trailer, ma in effetti non lo è). Nel seguirli, l’occhio cinematografico indugia su alcuni dei simboli dell’auge dell’architettura milanese: il grattacielo Pirelli, il condominio di via Lanzone di Asnago & Vender, gli uffici in corso Europa di Vico Magistretti, l’edificio in corso Italia di Moretti.

Oggi, ad un passo dall’EXPO, Milano si presenta ancora come il simbolo del progresso economico ed urbano italiano. È la città che più di tutte nel nostro paese ha saputo reinventarsi e assorbire i mutamenti radicali che la modernità ha imposto. Dal confronto- scontro tra stile Novecento e Razionalismo durante il Ventennio, in cui i due movimenti non giungono mai ad una vera e propria contrapposizione ma convivono in maniera complementare nel tessuto urbano, all’esemplare ricostruzione post-bellica, alla ripresa industriale.

La struttura di Milano ricorda piuttosto quella di un orto botanico o di un vivaio, dove i sentieri-strade e le aiuole-isolati danno ordine temporaneo a colture di diversa altezza, colore, portamento, che si succedono nel tempo.
Cino Zucchi

La Milano attuale però si trova ad affrontare l’ennesimo tumulto endogeno, con la necessità di intervenire in aree discontinue, da riconvertire funzionalmente, e ciò dopo anni di un ormai non più perpetrabile sviluppo urbano incontrollato e speculativo. E quale miglior modo se non indagando le figure e gli approcci che nell’ultimo secolo hanno permesso al capoluogo lombardo di mantenere un’armonia nel rapporto dialettico tra innovazione e tradizione?

L’iniziativa del FAI – Fondo Ambiente Italiano, Architetti in famiglia (ciclo di 8 appuntamenti tra ottobre e dicembre), diventa un ottimo pretesto per riscoprire, tramite i racconti di persone a loro vicine, alcune delle figure di spicco della realtà architettonica milanese. La ricostruzione di un lessico famigliare permetterà di approfondire tali momenti e personaggi, fondamentali per la modernizzazione dell’Italia novecentesca, ma spesso segregati nei meandri della memoria accademica.

Per i dettagli sugli incontri, consulta il pdf Architetti in famiglia.

Giovanni Muzio (1893-1982)
Ritenute ormai sorpassate le Avanguardie storiche, Muzio si fa iniziatore di una nuova poetica tutta milanese, lo stile Novecento. Ne realizza tra il 1919 e il 1922 l’opera- manifesto, la cosiddetta Ca’ Brutta, in via Moscova, caratterizzata da un ritorno ad un classicismo semplificato, non eclettico. Da ricordare anche il Palazzo dell’Arte al Parco Sempione, sede della Triennale, terminato nel 1933.
1 ottobre, conversazioni e ricordi di Giovanni Muzio con Roberto Dulio.

Piero Portaluppi (1888-1967)
Eccentrico personaggio affine al movimento Novecento, realizza numerosi centrali elettriche e stabilimenti industriali. Nel 1920 sviluppa due progetti emblematici del suo approccio ironico all’architettura: un grattacielo a New York per la fantomatica società S.K.N.E., cioè ‘scàppane’, e gli edifici residenziali del quartiere di Allabanuel, da leggere al contrario. Altre opere significative sono l’Albergo diurno Venezia in piazza Oberdan (1924-1926) e il palazzo per la società Buonarroti-Carpaccio-Giotto (1926-1930).
15 ottobre, conversazioni e ricordi di Piero Castellini con Luca Molinari.

Tomaso Buzzi (1900-1981)
Architetto e designer, è stato un collaboratore di Gio Ponti in campo architettonico, urbanistico e all’interno della rivista Domus. Tra il 1932 e il 1934 diventa direttore artistico per la Venini di Venezia, a ritrova della sua predisposizione per le arti applicate. Celebre rimane il suo teatrale intervento presso il convento umbro della Scarzuola.
29 ottobre, conversazioni e ricordi di Marco Solari con Valerio Terraroli.

Guglielmo Ulrich (1904-1977)
Anch’egli gravitante attorno al gruppo di Domus, il suo apporto è soprattutto quello di trovare un compromesso tra la modernizzazione propugnata da Ponti e altri, e un gusto riconducibile alla tradizione borghese del secolo precedente. La ricercatezza di mobili e complementi d’arredo traspare dal ricorso a materiali pregiati associati ad un disegno pulito e tipicamente moderno.
12 novembre, conversazioni e ricordi di Giancorrado Ulrich con Luca Scacchetti.

Gio Ponti (1891-1979)
È uno dei principali professionisti dell’architettura e del design del XX secolo. Si occupa parallelamente di arti decorative, disegno industriale, arredamento e progettazione. Nel 1928 fonda Domus, attorno alla quale ruota il dibattito architettonico del secondo Novecento. Della sua cospicua produzione, si menzionano la Torre Branca/Littoria (1933, con Chiodi) in parco Sempione e il grattacielo Pirelli (1955-58, con Fornaroli, Rosselli e Nervi).
19 novembre, conversazioni e ricordi di Salvatore Licitra con Massimo Martignoni.

Franco Albini (1905-1977)
La collaborazione con la rivista Casabella lo porta ad avvicinarsi al Razionalismo italiano e a diventarne una figura centrale, nonostante la sua laconicità in ambito teorico. La sua dedizione è totale, dall’urbanistica all’architettura al design all’allestimento. Milano e Genova ospitano i suoi lavori più rilevanti, tra cui le stazioni della linea 1 della Metropolitana (1962-63) nella prima, e Palazzo Rosso (1952-62) e il Museo del Tesoro di San Lorenzo (1952-56) nella seconda.
26 novembre, conversazioni e ricordi di Marco e Paola Albini.

Lodovico Barbiano di Belgiojoso (1909-2004)
Fonda nel 1932, insieme a Gian Luigi Banfi, Enrico Peressutti e Ernesto Nathan Rogers, lo studio BBPR. Con i suoi collaboratori si occupa di interventi emblematici, come la Torre Velasca (1956-58) e la riconversione del Castello Sforzesco come museo (1956-63).
3 dicembre, conversazioni e ricordi di Alberico e Ricciarda Barbiano di Belgiojoso con Maria Vittoria Capitanucci.

Pier Giulio (1891-1945) e Vico (1920-2006) Magistretti
Padre e figlio, i due collaborarono all’inizio della carriera di Vico. Quest’ultimo si dedica inizialmente ad una serie di progetti per l’INA-Casa, per poi realizzare altre opere tra cui la Torre al Parco in via Revere (1953-56, con Franco Longoni) e il palazzo per uffici in corso Europa (1955-57). Si cimenta anche nel design industriale, associando in campo architettonico un’attenta ricerca sul tema dell’abitare.
10 dicembre, conversazioni e ricordi di Margherita Pellino con Stefano Poli. Commento conclusivo di Francesca Molteni.