“Amor, ch’a nullo amato amar perdona” – Questo è quanto viene in mente ammirando le creazioni della collezione P/E 2015 di Gareth Pugh, una collezione incredibile che toglie il fiato, quasi quanto la visione della Gioconda di Leonardo per un turista.

Un ritorno alla terra, quella terra che ha dato le origini ai mille culti pagani che ruotano attorno alla tradizione celtica e anglosassone, il culto della madre terra che dà e toglie la vita, la stessa madre assetata di sangue che richiede sacrifici in suo onore.

Bambole di paglia vestite di iuta sono incappucciate, non vedono o forse non vogliono vedere per non rendersi partecipi di quello che sta succedendo, dei cambiamenti che si stanno verificando. Il loro coprirsi potremmo interpretarlo come un segno di protesta, una protesta silente contro una moda che sta dilagando e incarnevalendo le proprie addicted, una moda che ha fatto dei tagli e che seppur vuole esorcizzare il periodo storico ne è inesorabile vittima.

Pugh rimane fedele ai suoi ideali e alla sua profonda conoscenza della materia, intesa sia come materia nel senso letterale (stilismo) e la materia stessa di cui sono fatti gli abiti, di tessuti “carnali” e ruvidi, trasparenti e opachi, lucidi e matti, lussuosi o comuni rileggendo sempre in maniera eccellente la questione del taglio.

“Mi sono ispirato alle superstizioni a lungo dimenticate, che hanno molto a che vedere con la creatività”

La moda è esoterismo. Ci riferiamo al termine nella sua accezione letterale, inteso cioè come dottrina riservata a una cerchia ristretta d’iniziati. La moda quindi, la creatività, l’avere un’idea, è res riservata a pochi, esoterica nella sua essenza per l’appunto.

Tre i colori fondamentali attorno ai quali gira l’intera collezione, bianco, nero e accenni di beige dati dal colore naturale della iuta.

Abiti scultura dall’essenziale bellezza e raffinatezza, i simboli dei riti pagani, i pentacoli, si intrecciano e sorreggono gli abiti feticcio, le bambole di pezza e le May Queens come vestali che celebrano la propria purezza donandola in cambio di un buon raccolto.

Ritornano poi le stampe grafiche e optical tanto care a Gareth Pugh, insieme a cappelli e copricapi che assumono importanza strategica per contraddistinguere le figure che accompagnano.

Dopo una collezione ispirata all’universo e allo sbarco sulla luna, il giovane designer inglese torna sulla terra.

In qualunque modo e in qualunque tempo le sue creazioni restano sempre impalpabili, eteree e apparentemente irraggiungibili, come inarrivabile è il suo genio.

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