Chiara Scarpitti – Design, antropologia e dispositivi esistenziali

Chiara Scarpitti è una designer di gioielli appartenente alla sfera del contemporaneo che trae le sue ispirazioni dalla città che le ha dato i natali, Napoli.

Abbiamo affrontato con lei un percorso attraverso i punti salienti del suo lavoro e delle sue creazioni, ci ha raccontato la sua storia e anticipato qualcosa sui suoi nuovi progetti. La sua è una storia singolare legata alla tradizione sartoriale e alla tecnologia, la conversazione è stata entusiasmante.

Si è presentata ad Artwort come una designer atipica, dal background eterogeneo. Ci racconta infatti che è partita da studi classici “volevo diventare scrittrice. Durante il mio percorso di studi ero incerta se iniziare fare design o studi filosofici”. Successivamente ha intrapreso gli studi di design tra Napoli e Milano, per poi concentrarsi sul dottorato di ricerca alla Seconda Università degli Studi di Napoli.

“Ho iniziato ad occuparmi di gioiello molto giovane, provando a sperimentare materiali e a manipolarli. Forse perché il gioiello è un po’ come un  microcosmo, ti permette un rapporto più immediato con la materia e il corpo.”

Ogni gioiello ha un intrinseco valore simbolico ed è contaminato dalle nuove tecnologie e analizzato dal punto di vista antropologico. Chiara è molto legata al concetto di antico ed essendo napoletana, come ogni napoletano, è legata da una linea invisibile che la unisce alla propria città.

Napoli è ricca di storia, di simbolismo e di tradizioni, anche legate all’artigianato, alla sartoria e a tutto il “fatto a mano”.

“La mia ricerca di dottorato è incentrata proprio sul come un approccio umanistico e antropologico possa legarsi alle nuove tecniche digitali, magari anche a quelle più fredde e complesse, e su come l’uomo possa ritrovare sé stesso attraverso la tecnologia, guardando però sempre alle sue radici e al simbolismo della materia. Si possono accostare con ottimi risultati materiali e processi appartenenti a sfere di conoscenza completamente diverse.”

Le abbiamo chiesto poi  di raccontarci gli inizi, i primi passi attraverso le prime collezioni.

“La prima collezione, uscita nel 2006, era composta da 5 bracciali in argento e si chiamava “Intramani”. L’idea era quella di creare degli oggetti preziosi che potessero giocare con il movimento delle mani, che prendessero vita dai movimenti del corpo e quindi lo avvolgessero assumendo diverse forme. Parte della collezione è nata in collaborazione con la gioielleria Ventrella. Successivamente è stata unita ad altri pezzi in una nuova collezione intitolata “Organica”, composta da gioielli ispirati a materiali organici, come foglie, alberi, occhi, capelli. Quella collezione fu un primo tentativo di lavorare con il corpo, a partire da simboli che hanno tutti una connessione con l’uomo e la natura.”

L’utilizzo del tessuto arriva in seguito, con la voglia di sperimentare tecniche proprie dell’alta moda acquisite con il tempo e anche grazie alle esperienze didattiche ricevute al Politecnico di Milano, ai maestri di taglio giapponesi e alla Fondazione Capucci, dove le sarte storiche della maison hanno contribuito a migliorare la sua tecnica. All’introduzione della seta sono state poi accostate le nuove tecnologie attraverso l’utilizzo del metallo.

Alla domanda sul suo rapporto con la natura, Chiara ci racconta di come essa sia fonte di arricchimento ed ispirazione, di come la contemplazione del silenzio sia un mezzo attraverso il quale entrare in connessione con la natura.

“È più un rapporto di osservazione e di ascolto dello spazio e delle forme viventi. E’ attraverso una sorta di contemplazione che entro in contatto con essa.”

Parlando invece dell’aspetto spirituale che c’è dietro una collezione, del concetto di gioiello inteso non più come abbellimento, ma come punto di intersezione tra cultura generale, oggetto di design progettato ed espressione personale simbolica, ci ha confessato:

“Riguardo la categoria del gioiello, in genere si dà più spazio all’abito e meno alla gioielleria, come se il gioiello non fosse altrettanto importante e degno di critica o lavoro progettuale. È importante diffondere anche quest’espressione del progetto, che tra l’altro è antichissima.”

Il gioiello è un qualcosa di “primitivo” che ha accompagnato l’uomo sin dalla sua comparsa nella civiltà, possiede cioè un significato ancestrale che è possibile ritrovare nei “dispositivi esistenziali “ della Scarpitti.

“Dispositivo esistenziale” è un sinonimo di gioiello per Chiara che lo definisce così perché lo stesso rientra nella sfera del personale andando ad esprimere il vero io dell’individuo che lo indosserà. Un’attrazione reciproca tra la persona e l’oggetto che nasce sin dal momento dell’atto creativo.

Le attuali ricerche di Chiara sono incentrate su temi molto particolari e sottili come le biotecnologie, strettamente legate alle sperimentazioni svolte ad Amsterdam durante la sua ricerca universitaria. Ma dei progetti in cantiere non ha potuto rivelarci tutto.

Il prossimo novembre parteciperà, insieme ad altri designer napoletani, ad una mostra al PAN di Napoli dal titolo I’mperfect, curata da Monica Massera. L’esposizione vedrà esposti non i prodotti finiti dei giovani designer, ma i loro processi creativi, un modo per metterne a nudo le personalità e conoscerli più da vicino.

Puoi seguire Chiara Scarpitti sul suo sito ufficiale e sul suo tumblr.