Il cielo, il mare. Il paesaggio italiano, all’avvento della modernità. Un fotografo e un artista, a confronto. È con un inedito dialogo tra Pino Pascali e Luigi Ghirri che la Fondazione Pino Pascali, a Polignano a Mare (Bari), inaugura la prima parte di una ricerca visiva, volta all’approfondimento dei mutamenti del paesaggio contemporaneo/mediterraneo nel bel paese. Nella mostra, aperta al pubblico il 19 ottobre in occasione di quello che sarebbe stato il 79° compleanno di Pascali, vengono infatti associate due opere: 32 mq di mare circa (1967), dell’artista polignanese, e Infinito (1974), del fotografo emiliano.

Ne emerge la fascinazione di Pascali per gli elementi naturali, l’acqua in particolare. Tale sensibilità è legata ad una presa di posizione contraria alla modernizzazione massiva avviatasi negli anni Sessanta, e, parallelamente, ad un’ancestrale e forse inconscia rielaborazione della propria cultura mediterranea. Allo stesso tempo, però, distaccandosi dall’integerrima ideologia dell’Arte Povera, l’artista è alla ricerca di una conciliazione tra naturale e artificiale. Per questo non si ferma alla purezza delle materie prime, bensì le trasforma in veri e propri oggetti scultorei, esattamente come i 32 mq di mare circa: il titolo dell’opera di per sé rimanda ad una regolarità geometrica, essendo composta da vaschette di zinco tutte uguali, ma caratterizzata da un fattore di imprevedibilità, che ne sottolinea le diverse possibilità di allestimento.

Eravamo in Germania, a Wiesbaden, per una mostra in un museo. C’erano tanti laghetti e lui fu colpito dall’acqua ferma. “L’acqua ferma assume un’altra qualità”, mi disse, “non è più acqua, diventa plastica, diventa gelo.”
Fabio Sargentini

Come il mare sconfinato viene rinchiuso in elementi modulari, anche il cielo viene catalogato serialmente, nell’opera di Ghirri. Il fotografo, nel 1974, scatta una foto al giorno al cielo, fino ad ottenere 365 foto. Queste vengono riorganizzate in un unico pannello e disposte seguendo un ordine cromatico, luminoso, compositivo, più che temporale. La forza di questa serie di immagini sembra sospesa nella tensione tra due diversi tipi di infinito. Da un lato un infinito estetico, che tramite una forma, un’immagine compiuta, sprigiona nell’osservatore un sentimento di sopraffazione per qualcosa che la mente non riesce ad afferrare, e pone la nostra soggettività al centro, proprio come quando si osserva il cielo; dall’altro invece un infinito oggettivo, cioè l’impossibilità di enumerare un insieme di oggetti, in questo caso suggerita tramite un elenco: esso ovviamente si arresta, racchiuso com’è da una cornice, ma ciò non fa che enfatizzare la vastità del tema affrontato. Si avverte dunque una sensibilità poetica, la quale alla mera classificazione associa l’atto del guardare, sopperendo ad una nostra insita incapacità di osservare veramente il mondo che ci circonda.

La fotografia mostra sempre quello che noi crediamo già di sapere.
Luigi Ghirri

La prossima primavera l’esplorazione del paesaggio mediterraneo continuerà, attraverso le opere di alcuni fotografi tra cui Mimmo Iodice, Gianni Leone, Mario Cresci, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Giovanni Chiaramonte, Mario Giacomelli, indagando i lori contributi nel superamento degli stereotipi e nella creazione di un immaginario nuovo, meno scontato, come rappresentazione dell’Italia contemporanea.

Dal 18 ottobre 2014 al 25 gennaio 2015
‘Paesaggio contemporaneo. Il Mare e il Cielo: Pino Pascali e Luigi Ghirri.’

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