L’architettura elementare di Sean Godsell

“The Australian landscape is a confusion of innate brutality and introduced refinement. Polite interventions early in our colonisation ‘civilised’ an otherwise harsh and often hostile environment where unfamiliar botanical species could poison and every bite and sting could kill. The indigenous landscape is ancient and its sunburnt beauty, once learnt, is never forgotten. Like the landscape itself it is scarred into the hearts and minds of Australians—it is part of us and we, of it. Any man made intervention in the outback symbolises shelter, respite, even salvation and the adaptive use of artifice underpins the tradition of building construction in this country.”

È ciò che Sean Godsell afferma sull’Australia a proposito dell’inaugurazione del Melbourne Pavilion, la risposta australiana alla Serpentine Gallery londinese. Si tratta di un padiglione temporaneo aperto durante il periodo estivo dal 7 Ottobre 2014 fino al 1 Febbraio 2015.
Lo scopo è quello di offrire un rifugio per lo svolgimento delle attività degli abitanti di Melbourne e per i turisti, trasformandolo in punto di ritrovo e ristoro.

L’architettura intesa come archetipo di rifugio, legato ai primitivi bisogni di recingere, coprire, in risposta alla brutalità e all’ostilità dell’ancora selvaggio e talvolta inesplorato paesaggio australiano, sembra essere una costante della ricerca di Godsell.

Questo filo conduttore, lo si ritrova quasi in tutte le abitazioni realizzate, come Tanderra House (2005-2012), Kew House (1996-1997) e il suo ampliamento Kew Studio (2009-2013), ancora in Glenburn House (2004- 2007), St Andrew Beach House (2003-2006) e  in Peninsula House (200-2002).

L’architettura essenziale di Sean Godsell, ben combinata con la natura del luogo di progetto ed un uso sapiente dei materiali, rende i manufatti perfettamente integrati col contesto in cui si trovano, come in Glenbrun House. L’abitazione, sita in cima ad una collina a Nord-Est di Melbourne, sfrutta a pieno questa condizione logistica. La posizione privilegiata permette a chi vive lo spazio di godere del paesaggio. Inoltre l’altura viene sfruttata dal punto di vista bioclimatico, infatti il volume, pensato in maniera intelligente ed ecocompatibile, è parzialmente incastrato nella collina, che viene sfruttata come riparo naturale dalle condizioni climatiche avverse.

Lo sviluppo planimetrico è prevalentemente longitudinale. I pieni dell’abitazione si susseguono alternandosi a spazi vuoti, che vengono solo accennati esternamente ma non denunciati palesemente. Questo è possibile grazie all’involucro in corten da cui la casa è circondata. Si tratta di una lamiera stirata che, fungendo da brise soleil, impedisce alla luce di penetrare direttamente nel volume trasparente, permettendo comunque una certa permeabilità visiva.

Lo spazio si articola fluido tra pieni e vuoti, rendendo a volte impercettibile la differenza tra gli spazi, così come avviene nella nota Peninsula House, in cui interni ed esterni si confondono, mettendo l’abitazione in stretto contatto con la natura circostante, mantenendo sempre alta l’attenzione ed il rispetto per l’ambiente, ricorrendo a tecnologie eco-compatibili.

Si evince anche il grande interesse dell’architetto per la cultura australiana, legata al concetto di veranda semi chiusa e per quella cinese o comunque orientale, in cui preponderante è l’attenzione per la fluidità e l’essenzialità degli spazi.

Godsell con i suoi progetti sviluppa un concetto ancestrale di abitazione strettamente connesso al rapporto dell’uomo con la terra ed al bisogno di ripararsi dalla natura impervia, riprendendo i principi basilari dell’architettura e riportandola quasi ad una forma elementare.