REM – L’architettura racconta se stessa

REM è uno ‘short term architecture magazine‘, una rivista veloce che colpisce e affonda, che si immerge sotto il pelo dell’acqua dopo una breve boccata di aria pura, è un palcoscenico su cui, in ogni numero, duellano due architetti, due tendenze, due visioni del modo contemporaneo di fare architettura. Contate fino a 5, come i numeri della rivista, e moltiplicatelo per 2: non è tutto ma è uno spaccato invitante di quello che la ricerca architettonica offre, tra personalità affermate e visioni rivoluzionarie, è Jo Noero e Peter Wilson (Bolles+Wilson); Philippe Rahm e Ugo La Pietra; Christian Heuchel (O&O Baukunst) e Anton Garcia Abril (Ensamble); Smiljan Radic e Elii.

Nata dall’iniziativa di due studenti del Politecnico di Milano, MinKyung Han e Marco Belloni, in occasione della 14a Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, e sviluppatasi da aprile a giugno 2014, REM si propone in 50 copie mensili consegnate su richiesta, incentrando ogni numero sui ‘Fundamentals‘, il tema proposto da Rem Koolhaas (l’altro REM) per l’ultima Biennale.

Il legame con l’istituzione della Biennale in generale è rinforzato dal coinvolgimento di altre declinazioni dell’arte e discipline (cinema e musica in particolare) che vadano a situare l’architettura in un contesto piu’ ampio di riferimenti e influssi, sul necessario sfondo culturale che costituisce il terreno fertile per la creatività di ogni architetto. Ecco dunque che il discorso achitettonico si commistiona e compaiono altri elementi, e al contempo ogni personalità interpreta in maniera diversa i temi proposti da Koolhaas, gli elementi dell’architettura.

Il cileno Smiljan Radic si pone in disparte rispetto a queste speculazioni sui ‘fondamenti’ e rivendica un ruolo di costruttore quasi de-intellettualizzato ma concreto e legato alla materia, che declina la storia in memoria, dalla concezione più fisica e presente: per lui non ci sono elementi, c’è un modo di fare architettura che riflette la conoscenza del passato, che prende quasi coscienza fisica nelle sue pietre primordiali. Così, ancora, passeggiando tra i numeri e le pagine di REM, capita di leggere la tesi di laurea di Philippe Rahm, o di come Elii abbiano deciso di diventare architetti, del loro rapporto con il colore e l’emozione. Capita di incrociare esaltazioni di musica, arte e cinema, seguite poco dopo da interviste di segno opposto in cui l’architettura si rinchiude in compartimenti stagni.

Ognuno, in ogni caso, sempre pronto a lasciare una parola, un’idea per aggiornare la lista di 15 Elements of Architecture di Koolhaas, da riporre, far crescere e conservare come un seme, pronto a germogliare silenzioso sotto il vostro cuscino, come tra le pagine di REM.

Le interviste, realizzate via Skype, mail o di persona, sono pubblicate in italiano e inglese e consultabili sul sito o ordinabili a questo link.