Già a fine ottocento, in piena euforia positivista, qualcuno ebbe degli oscuri presagi su quello che all’epoca era considerato un bene assoluto: il progresso tecnico-scientifico, spesso chiamato semplicemente Progresso. La convinzione era che il bene dell’uomo fosse strettamente legato alla sua capacità di comprendere scientificamente il mondo e di produrre macchine.

Nel corso del novecento l’oscuro presagio di pochi si è trasformato in una tragica realtà per molti. L’uomo occidentale si ritrovò nelle vesti dell’apprendista stregone, sopraffatto dalle forze da lui stesso evocate, e sfuggite al suo controllo.

Accanto all’idea occidentale e illuministica di progresso, che lega al passare del tempo il miglioramento delle condizioni di vita, se ne creò un’altra, di tendenza opposta: lo sviluppo tecnico-scientifico porta a catastrofi di dimensioni sempre maggiori, l’uomo è sempre più soggetto alle macchine e la sua umanità annichilita.

È a questa idea di futuro che Marco Bolognesi si rifà per la realizzazione del suo ultimo progetto Sendai City – Alla fine del futuro, che sarà allestito presso ABC a Bologna dal 17 gennaio al 15 febbraio.

Sendai City è la creazione della Sendai Corporation, una multinazionale sopravvissuta alla Grande Guerra che ha distrutto il pianeta, andandosene da qualche parte nell’universo. Successivamente alla catastrofe è ritornata e ha ricostruito il pianeta in forma di città, Sendai appunto. Il progetto è stato affidato al Grande Cervello, un Demiurgo tecnologico, potente e malvagio. In questo mondo artificiale anche gli umani sono stati ricreati, ma vivono sotto il rigido controllo della Corporation. La loro esistenza è totalmente controllata, ricevono una coscienza dal Grande Cervello, ma solo per le cose che sono tenuti a fare. Nonostante sia sotto l’assoluto controllo di una intelligenza superiore, Sendai è una città caotica ed asfissiante.

Scrive Valerio Dehò, curatore della mostra:

Il progetto di Sendai City ci restituisce un’utopia e un incubo: il sogno dell’uomo di liberarsi dalla sua carnalità e dalla morsa del tempo e la paura di non poter più usare la coscienza per distinguerci dai robot e dalle macchine in genere. Ma per saperlo davvero, per capire veramente se le briciole di queste storie diventeranno la nostra storia, bisognerà attendere la fine del futuro. Solo allora, forse, comincerà il presente.

L’obbiettivo di Bolognesi è quindi la rappresentazione di un “microcosmo” organico e coinvolgente. Sendai City è pensato come “opera d’arte totale”.

Il pubblico entrerà fisicamente nelle ambientazioni e incontrerà i personaggi della vita a Sendai in un complesso e interattivo percorso espositivo che va dalla fotografia, al video, dal disegno al collage, dalla performance alla realtà virtuale. Al centro della macroinstallazione sarà il grande plastico della città, realizzata utilizzando oggetti di uso comune, materiale di recupero e giocattoli.

Qui reale e virtuale si mescolano e interagiscono grazie all’utilizzo della Realtà Aumentata, costruendo un doppio piano di immagini: il primo percepibile a occhio nudo, il secondo grazie all’utilizzo di tablet.

La nave spaziale Skeleton Arcadia, costruita con centinaia di giocattoli, ci permetterà di vedere Sendai City dall’alto. I panorami della città saranno accompagnati dalle musiche di Emanuele De Raymondi. Un’installazione di Meccano proietterà il secondo capitolo del film Blue Unnatural e il restante spazio espositivo sarà occupato da sculture realizzate con la tecnica del collage e un’estesa e suggestiva serie di disegni a pastelli colorati

Una serie di fotografie di grandi dimensioni ritraggono i personaggi, tutti femminili, della Sendai Corporation, esercito, guardiane della city, spie e sacerdotesse; una panoramica tra i livelli della piramide di comando della multinazionale Sendai e tra le tribù che costituiscono la città.

Tra gli appuntamenti collaterali alla mostra spiccano il party People of Sendai City, festa a tema all’insegna del blu e l’anteprima nazionale, presso la Cineteca di Bologna, del film Blue Unnatural, introdotta per l’occasione dall’autore, regista e giornalista Carlo Lucarelli. Blue Unnatural, insieme di tre capitoli, è il racconto in cui si ritrovano i personaggi di questa produzione: donne, mutanti, robot, e cyborg; ma il vero cuore dell’opera rimane la città con il suo aspetto fantascientifico e cyberpunk, la sua forma architettonica modulare e la struttura a rete, dove la mescolanza di razze, linguaggi e tipologie di esseri raccontano il potere della tecnologia e dell’informazione, la globalizzazione e il passaggio dalla nozione di post-umano a quella di post mutante.

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