Nato nel 1984, Jean-Baptiste Fastrez si è laureato a l’ENSCI / Les Ateliers de Paris con lode ed in seguito ha lavorato per tre anni come assistente di Ronan e Erwan Bouroullec.

Dopo un inizio più che brillante con i progetti Variations upon an electric kettle e Tomahawks Hair Dryers, che gli sono valsi il Grand Prix du Jury di Design Parade, nel 2011 ha fondato un proprio studio a Parigi dove tutt’oggi è impegnato su diversi progetti in edizione limitata e industriale.
Ha collaborato con il produttore danese Kvadrat, il brand francese Moustache ed i sui lavori sono stati presentati in varie mostre tematiche tra Parigi, Losanna ed oltreoceano al Museum of Art di Seoul; alcuni di essi fanno parte della collezione permanente della Villa Noailles a Hyeres, la CNAP e il Centre Pompidou di Parigi.

Costituito da due gusci ceramici tenuti insieme da un elastico, il vaso Scarabée si ispira ed imita i principi costruttivi ed estetici dell’insetto da cui prende il nome.

Evocando l’aspetto iridescente dello scarabeo, la facciata ne prende in prestito i codici cromatici, dando vita ad un ibrido che unisce tecnologia e materiali tradizionali, artigianato e produzione di massa, generando piccole invenzioni, creature mitologiche del passato.

Alla base del progetto Colapasta Numerica c’è la volontà di creare, tramite la stampa 3D, un oggetto desiderabile il cui aspetto geometrico, organico sia in realtà dettato da un approccio radicalmente funzionale proiettato verso uno scenario in cui, oggetti ordinari come un colabrodo, potranno essere scaricati e stampati comodamente a casa.

“Il desiderio è uno stato di affezione costitutivo e originario di ogni esistenza umana e definisce le relazioni tra l’individuo e l’oggetto, generando un rapporto di riconoscimento reciproco delle proprie identità. DESIDERABILIA è un esperimento, un’indagine per prendere coscienza dei condizionamenti che, più o meno inevitabilmente, influenzano le scelte e le ambizioni degli individui”.

(Barbara Brondi – Marco Rainò, Désidérabilia)

La cornice dello specchio Boat in tessuto PVC, conferma i tentativi del designer francese di deviare l’utilizzo di materiali tecnici, insoliti, ad un uso domestico.

Con la sua morbidezza, agisce come un indumento sulla montatura oversize dello specchio. Alla stregua di un cappotto o un cappello, Boat è un oggetto polimòrfo sagomato dal suo utilizzo.

Continua così lo studio di Jean-Baptiste Fastrez sulla riflessione e sul rapporto materico tra superficie riflettente e cornice. Boat non è altro che il risultato della ricerca dell’autore che già negli anni passati aveva manifestato la volontà di indagare sull’aspetto di oggetti quotidiani contaminati da esperienze materiche provenienti da settori non appartenenti allo scenario domestico abituale.

Così come fece nel 2013 per le Galeries Lafayettes a Toulon con l’installazione Galeries des Glaces.
Questi grandi specchi, da uno a tre metri di altezza, sono pensati per adattarsi alle grandi scale d’ingresso del negozio francese.
Come nella versione commercializzata da Moustache, le cornici degli specchi sono realizzate in PVC, un materiale generalmente usato nella nautica o per la copertura di mezzi di trasporto pesante.
Vestiti di questo tessuto, gli specchi rendono omaggio alla tradizione della Marina della città di Tolone.

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