The androgynous vision of Martin Niklas Wieser

 “I don’t only construct something which simply exists, but rather I design something which, when used by the wearer, continues to develops in its own way.”

Porre in esistenza, nel vero senso dell’attribuire vita propria ad un capo, è la prerogativa fondamentale di Martin, che disegna un qualcosa che non si limita ad esistere semplicemente, piuttosto, una volta indossato, continua ad evolversi in maniera autonoma.

Martin Niklas Wieser è un giovane designer berlinese che dice di provenire da un luogo pregno di solitudine e allo stesso tempo di libertà; non gli va a genio che il suo approccio alla moda venga etichettato come appartenente ad una Berlin label. Lascia che siano i luoghi diversi a suggestionarlo, è un nomade nelle ispirazioni che per questo non intende limitare ad alcun posto specifico.

Opera nel settore dal 2006 ed attraverso la formazione presso vari Big del sistema, quali Bernhard Willhelm a Parigi e Tim Hamilton a New York, accresce il suo estetismo estremamente personale. La prima è la collezione primavera/estate 2013 e coglie in pieno l’attenzione di MÜLLER  PR & CONSULTING, l’agenzia di comunicazione e consulenza, con sede a Berlino, specializzata nel settore arte e moda che si occupa di sostenere i nuovi e futuri designer.

Il lavoro di Niklas è segnato dall’interazione del banale col raffinato e si pone come obiettivo la creazione di un prodotto interessante che sia capace di muovere critiche contro il contesto sociale e culturale contemporaneo.

In una Berlino che è la capitale della moderna creatività, l’artista di cui parliamo non si dota dell’aura di supereroe familiare ai competitor che ostentano l’anticonvenzionalità ed esplicitamente non si reputa appartenere ad alcuna corrente in voga. Chiaramente il suo mood di appartenenza è minimale e Niklas riconosce come questa sia diventata una, talvolta spropositata, tendenza.

La sua personale idea di minimalismo, formalmente, non va tanto oltre la resa elementare del taglio e la semplificazione del dettaglio; i suoi capi, infatti, vengono realizzati con una mirata finitura minimale e quasi totalmente privati di dettagli, i disegni appaiono puliti, puri. Concettualmente, invece, tale filosofia appare tutt’altro che semplice.

Martin Niklas si lascia intrigare dai materiali, i più disparati e versatili, con i quali lavora intensamente affinchè il tessuto diventi superficie scultorea in grado di comunicare col corpo. Seta, raso, cotone e pelle sono tagliati e modellati attorno alla forma umana. È praticamente affascinato dalla vestibilità. Trova eccitante giocarci perchè la intende come il completamento di un intero processo.

Il suo capo non avverte il bisogno di essere decorato o accessoriato in quanto prende vita attraverso la sua vestibilità e questo, a sua volta, consente l’interazione con chi lo indossa. Secondo tale modo d’intendere, un’altra dimensione entra in gioco, come se ogni pezzo sviluppasse una propria dinamicità.

La maniacale ricerca della versatilità è sottolineata ancor di più nell’androginia delle sue creazioni. In tutte le sue collezioni è evidente l’attrazione sentita da Martin per il concetto dell’annullamento della differenza di genere. La contemporanea presenza di elementi che caratterizzano tanto il vestiario maschile quanto quello femminile impregnano le sue tuniche unisex.

Forte della consapevolezza che la maggior parte dei consumatori sono etichettabili come conservatori, non si inibisce dinanzi alla questione se sia giusto o sbagliato privare un essere della propria identità. Esattamente sul concetto del non-identity appareal costruisce il suo ideale di bellezza androgina.

Nello specifico: cerca realmente di realizzare pezzi che offuschino la differenza dei sessi, quando questa non conta, e a suo avviso alcun problema sussiste fin quando il capo si lavora perfettamente sul corpo.

Martin Niklas Wieser non crede nella doverosità di attribuire un principio a cosa debba o non debba essere oggi la moda, è anti-dogmatico in questo senso. Priva il suo consumatore ideale di una identità sessuale prima ed emozionale poi. Come nella collezione F/W ’13 che del bianco assoluto ha fatto il tratto distintivo.

Tale clinico rigore è così denso nelle sue collezioni da diventare la sua personale firma.

Per la S/S ’15 i suoi pezzi animati e androgini si apprestano ad uno streetwear naturalmente inusuale. Punta a qualcosa che non luccichi o sia carino quanto piuttosto all’illusione e all’incompiutezza; fa uso di jeans, il quale considera avere un forte carattere, che nostalgicamente trasporta nell’atmosfera degli anni ’70.

Essenzialmente identificabile come estremista minimale e riformatore dell’esistenza del disegno di moda, Martin Niklas Wieser ridefinisce il concetto del semplice abito presentandosi in qualità di designer di cui tutto abbiamo già visto e di cui tutto quanto abbiamo ancora da vedere.