Le città di Cemento di Lorenzo Linthout

“Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te.”
F. Kafka

Un mondo di rumori e folle ci circonda. Tutto e niente. Relazioni umane, prodotti consumistici, sovrastrutture cittadine che finiscono per rappresentare a pieno quella che noi chiamiamo “solitudine“. Volevamo modificare il mondo per renderlo più adatto alla vita, ma la conseguenza è stata l’isolamento.
Questo concetto ritorna nelle fotografie di Lorenzo Linthout.
Classe 1974, nato a Verona, Lorenzo si laurea in Architettura e si avvicina molto presto alla macchina fotografica con l’intento di voler astrarre “significati spazio-temporali dal mondo reale per portarli su di una superficie bidimensionale, creando un ponte reale fra codifica e decodifica di fenomeni ed immagini“.

Scatti ben definiti cristallizzano la realtà composita e allo stesso tempo solitaria del nostro secolo, catturando una delle più evidenti manifestazioni artificiali che riguardano la nostra era: l’architettura.
“Le città di Cemento”, il suo ultimo lavoro, è una raccolta di immagini esplicative del rapporto tra uomo e architettura. Guardando le immagini ci si rende subito conto di cosa significhi essere soli oggi.
Colorite, originali e intriganti opere architettoniche sovrastano la vita e intralciano il cammino dei passanti, che appaiono sempre più pochi e nascosti tra le maestose strutture.
Il fotografo spiega:

“La realtà del nostro secolo è varia, caotica, confusa. Frastorna l’uomo con un mosaico infinito di possibilità mentali e si reagisce a questa situazione con il disorientamento, la solitudine che deriva dal non riuscire a ricostruire i frammenti impazziti del proprio ventaglio interiore.”

Da Budapest, passando per Lubecca, fino a Berlino. Tantissime le città immortalate dall’obbiettivo di Linthout. Unico il filo conduttore che le lega: il loro essere desertiche.