Harry McNally – C’era una volta a Manhattan…

Cosa accadrebbe alla Sirenetta Ariel e alla Principessa Jasmine se lasciassero le fiabe per vivere gli scenari urbani di New York? Il fotografo Harry McNally si è divertito a dare la sua personale interpretazione attraverso un particolare progetto dal titolo “Moments like these“. La serie di fotografie gioca con l’immersione di personaggi Disney in ambientazioni e contesti attuali conferendo alle immagini un forte potere espressivo e interpretativo.

«Le fotografie non sono state scattate con l’intenzione di aggiungervi carattere. L’idea mi è venuta una notte, mentre stavo riguardando ossessivamente il mio archivio fotografico. L’ambientazione rappresentata in una fotografia può essere suggestiva, alcune lo sono più di altre. Una situazione è già lì, pronta per essere immaginata. Aggiungendo l’elemento di carattere ho reso il contesto qualcosa di più di un semplice “momento”».

H. McNally

Il posizionamento e l’azione dei personaggi all’interno dello scatto fotografico creano un dialogo interpretativo tra l’ambiente monocromatico e il protagonista fiabesco a colori, in una continua alternanza di significati possibili e spesso ironici. Peter Pan si ritrova in una sala d’attesa aspettando di essere visitato (forse per la sindrome che porta il suo nome?), i Sette Nani si raccolgono intorno alla bella Biancaneve metropolitana addormentata sul marciapiede, Topolino aiuta un uomo nel suo lavoro di pulizie, i Corvi di Dumbo sembrano prendersi gioco di un predicatore urbano.

McNally estrapola i personaggi dai loro mondi fiabeschi e li sovrappone a scenari contemporanei mettendoli in situazioni che ricordano le loro storie ma in una diversa chiave interpretativa, forse più vera, più reale. Il tutto sullo sfondo grintoso di Manhattan dove ogni immagine rappresenta uno scenario ben preciso di New York, risvegliando sensazioni di familiarità a coloro che vivono quelle zone. Il giovane fotografo statunitense, con un tocco di magia, rende i personaggi più vicini all’uomo comune e ridisegna favole metropolitane che si consumano nel quotidiano di una stazione metro, di un locale pubblico, di un incrocio stradale. Non-luoghi diventano scenografie per un racconto nuovo, oltre l’idea di “lieto fine”, ricordando all’osservatore che il C’era una volta potrebbe essere oggi e che il vivere per sempre felici e contenti è una condizione dell’animo oltre che uno stato mentale.

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