La fotografia notturna di Sander Meisner

Luoghi desolati, ai confini della città, colti nei loro segreti giochi di geometrie, ombre e colori che durante il giorno non siamo abituati a vedere.

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Grigi edifici che, paradossalmente, si colorano di notte. Si risvegliano, prendono vita.
Si vestono di luci e, in tutta la loro imponente solitudine, trasmettono un forte senso di quiete e leggera malinconia.

Sander Meisner, fotografo olandese autodidatta, vive e lavora ad Amsterdam.
Affascinato dalla luce e dai colori della notte, esce dopo il tramonto alla ricerca degli angoli più remoti e sconosciuti della città.

“Fotografo le infrastrutture dormienti dei contesti urbani. Scattando nel cuore della notte spesso esco alle 22 o alle 23 e fotografo fino all’alba. Fotografo quando tutto dormono e spesso è tutto così calmo e sembra che la stessa città stia dormendo. Mi piace andare nella periferia di una città per fotografare le aree più industriali e commerciali. Queste aree sono simili in tutte le città e questa è una delle ragioni per le quali mi interessano così tanto: tutti le riconoscono per quello che sono eppure a nessuno piacciono.”

Laureato in scienze biomediche, continua a lavorare come tecnico biomedico e parallelamente fa il fotografo. Ma ormai la fotografia è per lui più di un hobby, infatti Sander dedica moltissimo tempo alle fasi di editing e messa in sequenza dei suoi scatti. Ultimamente, inoltre, sta lavorando ad un libro che uscirà questo 2015 contenente vecchie e nuove fotografie dell’artista scattate negli ultimi 5 anni.

La sua idea è quella di catturare lo scorrere del tempo, osservare i mutamenti delle luci e delle ombre sugli edifici, e dare una sua interpretazione sul rapporto che intercorre tra lo spazio raffigurato e l’individuo che lo vive.
Grazie al suo apparecchio fotografico a pellicola e ai suoi scatti a lunga esposizione, la resa dei colori è brillante, ipnotica. Talvolta i suoi soggetti vengono colti a dovuta distanza, giganti che si stagliano nel cielo scuro. Altre volte, invece, vengono ripresi a distanza ravvicinata, con un focus particolare sulle geometrie e i pattern che creano.

Quando un’area industriale o un cinema vuoto sono privi dell’attività umana che ci si aspetta di trovare, diventano avulsi dai loro fini originari e quando li fotografo diventano soltanto forme bellissime e geometriche.

I suoi scatti sono attentamente composti. Nessuna distrazione. Tutto è affidato alle linee e alle forme. È infatti voluta l’assenza totale di un soggetto umano che assumerebbe una posizione centrale e distoglierebbe l’attenzione dalle forme e dalla composizione nello scatto.

Per Sander scattare fotografie è come avere un dialogo con l’ambiente circostante e, attraverso la fotografia, può visualizzarlo lui stesso e mostrarlo agli altri.
Molti dei suoi scatti rendono visibile ciò che ad occhio nudo non è possibile vedere, ambienti notturni che possono essere ammirati solamente grazie al fatto che l’artista imposta un’esposizione molto lunga (a partire dai dieci minuti fino a raggiungere anche ore).
Inoltre, Sander crede molto nel potere comunicativo della fotografia: mostrare una foto ad una persona implica che hai qualcosa di interessante da portare alla sua attenzione e alla sua riflessione.

L’intervista a Sander Meisner la trovate sul numero #00 di AWM.

Empty places, at the borders of the city, caught in their secret geometries, shadows and lights that we are not accustomed to seeing during the day.
Grey buildings that, paradoxically, turn with colours at night. They awaken, they come alive.
They wear lights and, together with their impressive loneliness, they spread a strong sense of calm and a kind of melancholy.

The autodidact Dutch photographer Sander Meisner lives and works in Amsterdam.
Fascinated by the lights and colours of the night, he generally goes out after the sunset, looking for the most remote and unknown areas of the city.

“I photograph the sleeping infrastructures of the urban environment, shooting in the middle of the night I often going out at ten or eleven, photographing until sunrise. I photograph when everybody is asleep, and sometimes it’s so quiet it is as if the city itself is asleep. I tend to go to the outer regions of a city, to the more industrial and commercial areas to shoot. These areas are similar in any city. That’s part of the reason why they interest me so much, everybody recognises them for what they are, yet nobody likes them.”

After graduating in Biomedical Sciences, he keeps on working as a biomedical technician but at the same time he is a photographer. Actually, photography is more than a hobby for him, as a matter of fact Sander spends much of his time for the editing and the sequential operation phases of his shots. Lately, he’s been working for a book that will be published in 2015. In the book there will be some of his old and new pictures of the last 5 years.
His actual idea is trying to catch the “passing of time”, observing the changes of lights and shadows of the buildings and giving a sort of his explanation about the relation between the represented spaces and the person who lives it.
Thanks to his camera with film and long exposure shots, the colours turn out to be brilliant, hypnotic. Sometimes, the elements he photographs are caught at a specific distance that it seems that they are giants in the dark sky. Sometimes, instead, they are taken at close range, with a particular focus on geometries and patterns they create.

“When the abstract geometry of a brick wall, an industrial wasteland or an empty cinema are absent of the expected human activity, they become estranged from their purpose, and when photographed, are transformed into beautiful abstract and geometric shapes.”

His shots are very carefully composed. No distractions. Lines and forms are everything. The absence of a human subject is something done on purpose, since if he/she were the protagonist, the watcher of the photo would see nothing but him.

According to Sander, taking pictures is like having a dialogue with the environment around and, through the photography, he can make it real and show it to others.
Many of his shots make visible with your naked eye what is actually invisible, dark spaces that become clear just thanks to a very long exposure (from 10 minute to some hours!).
Moreover, Sander firmly believes in the communicative power of the photography: showing a picture to a person implies that you have something interesting that can attract his/her attention and reflection.

The full interview with Sander Meisner is on AWM #00