“Most people go through life dreading they’ll have a traumatic experience. Freaks were born with their trauma. They’ve already passed their test in life. They’re aristocrats.”

Quasi un secolo fa Diane Arbus parlava dei freaks come di persone che avevano ricevuto per natura un dono superiore agli altri esseri umani. Quelle meravigliose stranezze venivano catturate dalla Rolleiflex della irriverente fotografa americana che non ha mai smesso di credere nell’individualità e di sfuggire alle categorizzazioni dell’essere umano.

Oggi quelle stesse fotografie sono al centro dell’ampio discorso sulla diversità portato avanti anche dalla “nostra” Letizia Battaglia, le cui opere saranno esposte assieme a quelle della Arbus nella tanto attesa mostra “(Con)tatto. Da Diane Arbus a Letizia Battaglia 25 donne di vita” dall’11 settembre 2015 al 10 gennaio 2016 presso La casa dei Tre Oci a Venezia.

Kenneth Dickerman, fotoreporter americano adesso Photo Editor del Washington Post, potrebbe essere definito come la versione contemporanea di Diane Arbus. Difficile spiegare cosa abbia spinto una persona come lui, cresciuta tra negativi e rullini, a cambiare “filosofia di scatto” abbracciando la semplicità e l’istantaneità delle fotocamere dei dispositivi mobili. Sta di fatto che – armato di iPhone 5 – Dickerman è capace di creare, attraverso la post-produzione, immagini pluri-composte e poco comprensibili, veri e propri rebus fotografici. Con il suo cellulare non manca mai un soggetto da ritrarre o una scena distorta da immortalare e poi condividere con il mondo intero.

“Create your own universe. With pictures that’s one thing i’m really trying to do – trying to create my own universe, and inhabit it.”

Le parole – così come le foto – di Kenneth Dickerman sono capaci di ispirare anche chi non lo conosce.

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