ItalianoEnglish
Simon Costin è un’enigmatica figura della scena contemporanea che sta progressivamente riscrivendo i codici degli show di moda. È un multi-tasker nel senso che elude qualsiasi tentativo di definizione univoca di cosa faccia. Direttore artistico e set designer, ma anche curatore e scrittore.

Irrompe nel mondo della moda verso la fine degli anni ’80 occupandosi di gioielleria fin quando riceve la telefonata di uno studente laureando alla Central Saint Martins. Quello studente era Alexander McQueen. Gli anni ruggenti della decostruzione diventano fondamentali per comprendere la natura di questo artista il cui imperativo categorico risiede nello spostare costantemente i limiti delle presentazioni di moda. L’opera di Simon, per quanto varia, risulta coerente nel tradursi in una performance continua in cui le modelle e gli abiti divengono i protagonisti di una messa in scena elaborata e calibrata dalle filosofie dei committenti. Che si tratti del set di una sfilata o di un editoriale, di un evento o di una campagna pubblicitaria, l’immaginario proposto colpisce l’occhio nel suo essere fantasioso e burlesco, concettuale, soffuso da quella malinconia latente tipica del circo. È questo suo esser un eterno enfant terrible la vera essenza della suo opera. Tim Walker, Paolo Roversi, Alexander McQueen, Gareth Pugh sono solo alcuni dei nomi associabili a Simon Costin. Artisti accomunati dal desiderio di sfidare le percezioni comuni sul vedere degli abiti esposti in una foto o su una passerella. Questo nuovo concettualismo sta progressivamente ridefinendo i limiti del possibile e dell’immaginabile nella fruizione della moda che non vede esclusione né di mezzi, né di luoghi. Forme alternative di presentazione che diventano il panem et circensem con cui questi artisti mirano a raggiungere una moltitudine di persone non più riassumibili in una nicchia.

Ma le attività di Costin si estendono anche all’ambito museale. La mostra Impossible Catwalk Shows alla Fashion Space Gallery di Londra si pone come un vero e proprio manifesto del suo pensiero. L’artista ha ipotizzato dei set immaginari di sfilate che potrebbero avere luogo solo nell’assenza totale di limiti di rappresentazione e ricezione. Come vi sembrerebbe prender parte ad una sfilata in mezzo ad una foresta e dover cercare le modelle in mezzo agli alberi con l’ausilio di un binocolo? Tutto ciò va a mettere in discussione la convenzionalità delle presentazioni di moda attuali e invita il pubblico a superare le proprie aspettative.

Simon Costin è inoltre il direttore del Museum of British Folklore, alla cui base vi è il folclore di un popolo inteso nella sua contemporaneità. Quello che la gente fa per esprimere qualcosa di personale e fondamentale. Un museo davvero interessante i cui archivi hanno funto da ispirazione per l’ultima collezione SS 2015 di Gareth Pugh, per cui Simon cura la direzione artistica dal 2008.

Su AWM #00 è disponibile la nostra intervista a Simon Costin.

Simon Costin is an enigmatic feature of the contemporary scene, who is rewriting codes of fashion shows system. He is a multi-tasker, he avoids every unique definition of his works. He is artistic director and set designer, but curator and writer too.

He started is fashion career around the end of ‘80es occupying of jewellery, until a graduate student of Central Saint Martins called him. That student was Alexander McQueen. The roaring years of deconstruction became essential for understanding his nature, whom strict imperative is in constantly move the limits of fashion presentation. Simon’s work , although is varied, it’s is always coherent in becoming every time a continuous performance, in which models and dresses are protagonists of a show that is calibrated on the philosophy of committees. Simon proposes a fairy, amusing, conceptual image permeated from the typical melancholy of circus in whole of his works, from fashion show set to advertise campaign.
His being an eternal ”enfant terrible” is the real core of his work. Tim Walker, Paolo Roversi, Alexander McQueen, Gareth Pugh are just few names linked to Simon Costin. Artists joined by the desire of challenging the common perceptions of exhibited dresses in photos or runways. This new concept is slowly redefining the possible limits of imagining fashion with all kind of manners and locations. These alternative ways of presentation become “ panem et circensem” for reaching a multitude of people no more summed in few.

Costin’s activities are about the museum sphere too. The exhibition “ Impossible Catwalk Shows” in the Fashion Space Gallery of London can be defined as emblem of his way of thinking. The Artist guessed different unreal runway sets which could exist only without limits of representation and reception. What about a fashion show in the middle of a forest in which you should find models with a binoculars, this point of view subverts the orthodoxy of nowadays runways and encourage public to require more from shows.

Furthermore Simon Costin is director of Museum of British Folklore, that consists in the contemporary popular folklore. What people do for express something of personal or fundamental. It’s a really interesting museum, its archives were inspiring for the last Gareth Pugh SS 2015 collection of which Simon was artistic director from 2008.

Our interview with Simon Costin is available on AWM #00.

No more articles