Nella città di Rochester, situata nello stato di New York, tra il 1887 e il 1889 George Eastman fondò l’azienda multinazionale Eastman Kodak – meglio conosciuta come Kodak – che, a memoria dalla fonte del sapere popolare, in pochi anni diventò “fra le principali produttrici di apparecchiature e supporti per immagine analogica e digitale.”

Rochester è stata per decenni la sede della Kodak, in essa erano situati circa 200 edifici che, nel corso delle ultime due decadi, sono diminuiti sempre più: 80 sono stati demoliti e 59 venduti. I 69 rimanenti sono appesi ad un destino incerto. Per meglio capire la gravità della crisi, basti pensare che la Kodak occupava circa 60 mila persone nella sola zona di Rochester, ma il numero è sceso drasticamente a soli 7 mila nel 2012, anno in cui è partita la procedura di fallimento dell’azienda – ironia della sorte, la notizia della bancarotta di Kodak arrivò pochi giorni dopo l’annuncio che “l’applicazione dell’anno” per iPhone fosse Instagram.
Ed il grande motivo della bancarotta – la procedura di fallimento terminò il settembre dell’anno successivo – fu proprio l’incapacità di adeguarsi ai cambiamenti della società, dalle macchine digitali compatte allo “scatto compulsivo di massa” nato con gli smartphone.

Nel documentario girato da Colin Archdeacon e John Woo per il New York Times dal titolo After the Kodak Moment, gli impiegati dell’azienda raccontano del loro non volersi arrendere e della fiducia che ripongono nelle nuove tecnologie che sono state sperimentate negli ultimi anni.
People ask me why I’m still here,” racconta Terry Taber, impiegato da 34 anni. “It’s because I see the possibilities.

Le foto che trovate nell’articolo sono invece della fotografa svizzera Catherine Leutenegger che ha visitato la città di Rochester lo scorso anno immortalandone il declino in questi splendidi scatti raccolti nel libro Kodak City.

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