È il 1974 quando Kazuo Shinohara, esponente di spicco dell’architettura giapponese degli anni ’70-’80, si trova a realizzare un’abitazione privata per il poeta Shuntaro Tanikawa sui fianchi boscosi di una collina nei pressi di Karuizawa. I tardi anni ’70 sono quelli della piena maturità espressiva di questo architetto, tanto fondamentale per i successivi sviluppi dell’architettura giapponese (Itsuko Hasegawa, Toyo Ito…) quanto ancora poco conosciuto in Occidente; anni che culmineranno con due delle sue opere più significative: Uehara House e House on a Curved Road. È in questo decennio quindi, che la lunga esperienza nel campo residenziale accumulata fin dai primi anni ’50 arriva alle sue realizzazioni più precise e originali: Tanikawa House, nella sua semplicità e linearità del disegno, è tutta tesa verso una coerenza espressiva dell’ambiente risultante dal fare architettonico.

La ripresa del do-ma, spazio tradizionale dell’architettura storica giapponese antecedente del genkan e caratterizzato dall’inclusione di una superficie di terreno non pavimentata all’interno dell’abitazione come area di deposito e di lavoro, è però prettamente espressiva e non funzionale. Questo spazio prima pragmatico viene sconvolto in due direzioni: la dilatazione dell’ambiente innesca il paradosso di trasformare uno spazio di soglia nel nucleo della casa, su cui tutto si concentra e da cui tutto prende senso e ragione d’essere. Gli ambienti dell’abitazione si trovano infatti confinati nella parte ovest, e costretti al minimo da un ambiente centrale non più dedito al lavoro manuale, ma ora trasportato nell’ambito del poetico. Queste due innovazioni sono la svolta fondamentale che svincola questa opera dai suoi riferimenti storici e dai suoi diretti antecedenti come la House with an Earthen Floor realizzata dallo stesso Shinohara oltre dieci anni prima.

L’ingresso asimmetrico e ribassato conduce a zona giorno e zona notte, scandite su tre livelli: due piattaforme e un soppalco, che col loro sfalsamento riproducono essenzialmente i contorni del declivio su cui riposa l’abitazione. Ma è l’accesso al grande patio coperto che anima l’esperienza dello spazio interno e scoinvolge il rigore delle superfici: la volumetria si espande in un’unica camera a doppia altezza direttamente impostata sul terreno naturalmente inclinato, con due pilastri lignei dotati di saette come unico elemento artificiale a scandire l’ambiente.
Shinohara regala al poeta la materia prima di cui egli necessita, la terra e il diretto contatto con una superficie morbida e sensibile ai cambiamenti di clima e temperatura: uno spazio esterno da interiorizzare, in senso architettonico quanto in senso psichico. L’evocazione e la natura naturata dei livelli perimetrali si coniuga con una natura naturans, un rimando diretto che è inclusione materica e radicale (non così dissimile dal recente Riverbed di Olafur Eliasson).Con pochi elementi e la sobrietà caratteristica della maggior parte dei lavori, Shinohara disegna un haiku, poche frasi toccanti che aprono al visitatore  un ventaglio di ispirazioni e visioni pronte a proiettarlo nel reame magico della poesia.

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