“Poeticamente abita l’uomo su questa terra” recita il verso di una poesia attribuita ad Hölderlin e ripreso da Heidegger nel titolo e nel contenuto di un testo ‒ complementare alla trascrizione della conferenza tenuta nel 1951 Costruire, abitare, pensare ‒ nel quale il filosofo si focalizza sulla relazione fra pensiero e linguaggio partendo dall’interpretazione di questa citazione. Heidegger prende questa espressione e evidenzia come questi due concetti ‒ l’abitare e il fare poesia, fare arte ‒ siano solitamente considerati come distanti, opposti l’uno all’altro: l’abitare è in genere ricondotto ad azioni pratiche nello spazio e nel tempo, al costruire case e oggetti che sostanzialmente proteggono l’uomo dalla natura e gli facilitano l’esistenza. Tuttavia, sottolinea, le abitazioni dell’uomo non prescindono dalla relazione con quattro elementi: la terra, il cielo, gli altri uomini, la divinità. In senso pieno, abitare significa dunque “prendersi cura” di un ambiente. “Pieno di merito e tuttavia poeticamente abita l’uomo su questa terra”, incalza la stessa poesia in un altro distico, per cui all’azione attiva dello “stare in un ambiente” si affianca quella passiva, ricettiva del sentirsi “toccati dalla vicinanza delle cose”: l’uomo accede così a quello stato di grazia che è proprio della poesia o, lato sensu, dell’originalità del genio, dell’arte, ed è chiamato a fare della propria esistenza, del proprio abitare il mondo, una poesia.

Presenze. Biografie inedite di cento oggetti è forse una prova di questa ricerca del poetico nell’ordinario ed anche della possibilità di associare lo “stare in un ambiente” con il linguaggio, la parola: abitando, riempiamo un ambiente di oggetti, che col tempo assumono una storia, rispecchiandoci.

L’esposizione, inaugurata il 23 marzo e visitabile fino alla conclusione del prossimo Salone del Mobile milanese (19 aprile), allʼinterno dello Spazio Ex verniciature di Allestimenti Portanuova in Via Adamello 9, consiste in una raccolta di oggetti autonomi, scelti appunto per la loro biografia o semplicemente incontrati; presenze diverse e discontinue del nostro domestico quotidiano in grado di generare nuovi habitat, testimoni parlanti che accompagnano il nostro destino, ovvero Noi.

I curatori e AP

Piuttosto che seguire la formula chiusa e preordinata della raccolta analitica, la selezione di oggetti è stata costruita secondo una curatela aperta: gli oggetti non provengono dai circuiti tradizionali del design o del grande collezionismo ma direttamente dalle stanze più intime di designer, conoscenti, parenti o semplici sconosciuti. Cento Prestatori hanno di fatto messo a disposizione della mostra gli oggetti che hanno attirato l’attenzione degli organizzatori, un team di Cercatori composto da professionisti del design come Arnaldo Arnaldi, Audrey Cadonà, Davide Fabio Colaci, Chiara Filios, Maria Alessandra Luccioli, Rossella Tomassini e Silvia Zauli. Questi ultimi hanno ricercato le storie e le immagini che compongono questo grande collage in modo tale da trasmettere la sensazione che lʼoggetto chiami in modo casuale o attiri misteriosamente lʼattenzione di chi lo desidera. Di ciascun oggetto si raccontano aneddoti e riflessioni, vicende reali o solo immaginate, nel caso degli esemplari di cui non è pervenuta la storia. A questi ultimi si è scelto di darne una “in regalo” attraverso la penna e la fantasia di un gruppo di Biografi tra cui Chiara Alessi e Angela Rui.

Ogni storia, reale o possibile, racconterà lo sguardo che gli uomini hanno proiettato sugli oggetti e al contempo restituirà il riflesso che gli oggetti hanno riprodotto su di noi e sulle nostre esistenze.

“La vita ci spinge a circondarci di oggetti che scegliamo, spesso sembriamo essere scelti dagli oggetti stessi, presenze che occupano le nostre vite e che, quasi inconsapevolmente, costruiscono la nostra storia. Sono cose, nuove o antiche, con unʼaura di mistero che diventano importanti per noi e per lo spazio in cui viviamo, lo abitano, lo strutturano e, a volte, lo riscrivono. Questo il motivo primario per cui abbiamo pensato a questa mostra.”

Un’ulteriore riflessione è stata compiuta anche nei riguardi dell’ambiente che ospita l’esposizione, lo Spazio Ex verniciature di Allestimenti Portanuova: l’allestimento mantiene intatto il carattere di un luogo che ha vissuto il sapere artigianale specializzato nella realizzazione di arredi, allestimenti e scenografie, situato in un quartiere in profondo cambiamento e che sarà fra pochi anni uno dei più interessanti laboratori creativi di Milano grazie alla presenza dʼistituzioni come la nuova Fondazione Prada e lʼistituto Europeo del Design.

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