C’è un racconto, riguarda una colonia di pesco e racconta di un pescatore vissuto durante la dinastia Jin. Un giorno, il pescatore percorse con la sua barca un ruscello perdendosi per poi ritrovarsi – dopo aver percorso un boschetto – in una terra magica, diversa dal mondo in cui aveva vissuto.
Le persone che vivevano lì erano felici, non tormentate dalle guerre e dallo sfruttamento. La gente del posto spiegò al pescatore come i loro antenati fossero venuti in questo luogo appartato per sfuggire al grande disordine della dinastia Qin.
Non potendo trovare una cura a ciò che stava accadendo attorno a loro avevano deciso di restare lì per sempre. Il pescatore ascoltò la storia e – quando fu il momento di andare via – provò in tutti i modi a lasciare degli indizi per ritornare in quel posto incantato.
Ma né lui né nessun’altro riuscì mai a tornarci.

La storia è una metafora per esprimere il malcontento sulla politica di quei tempi. Hua Weicheng nella serie fotografica “End of Ashes” prova a dare al racconto un’ambientazione visiva attraverso i suoi scatti.

L’insieme di foto è stato realizzato tra il 2010 ed 2014 e ritrae l’ampio paesaggio cinese, più che con un intento di critica con quello di scoperta.

Hua – come un novello pescatore – ripercorre un viaggio verso posti sospesi nel tempo, dove ci sono tracce di vissuto non invadenti. Un rifugio dalla frenesia dei nostri tempi e non solo.

Ulteriori scatti potete ritrovarli sul sito di Phases dove – ogni settimana – peschiamo un nuovo fotografo da mostrarvi e raccontarvi.

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