Il paesaggio naturale è la dimensione dell’opera di Laura Pugno.
Nelle sue creazioni l’artista ne sperimenta le possibilità dilatandolo, comprimendolo e tirandone fuori forme essenziali, suggestioni puntuali e percezioni tattili.
Ciò che resta del mondo non urbanizzato, è comunemente considerato la dimensione dell’autentico, il luogo non ancora contaminato dalla prepotente azione dell’uomo, salvatosi dalle forze devastatrici della storia e della civiltà. È sul paesaggio che l’uomo esercita le energie contemplative del suo sguardo. Qui l’uomo vi ha sperimentato per secoli, attraverso la percezione visiva, il suo rapporto con lo spazio e col mondo. Qui precipitano e si manifestano le strutture percettive e culturali acquisite nello spazio della civiltà. Il paesaggio naturale le fa emergere e le rende visibili proprio perché speculare ad esso.
Questo è lo scenario prescelto per la manifestazione della eloquente ambiguità dell’enigma della visione, su cui è focalizzata la ricerca estetica di Laura Pugno. Non a caso il paesaggio è rappresentato proprio nella sua espressione più ostile e inospitale: le cime rocciose dei monti.

« Strumento che si muove da sé, mezzo che si inventa i suoi fini, l’occhio è ciò che è stato toccato da un certo impatto col mondo, e lo restituisce al visibile mediante segni tracciati dalla mano », scriveva Merleau-Ponty ne L’occhio e lo spirito.
Ma Laura Pugno non solo restituisce al visibile ciò che il suo occhio ha impattato, Laura Pugno mette in cortocircuito l’occhio e la mano, la vista e il tatto. Dopo aver ritratto montagne e paesaggi rocciosi, interviene sulle stampe fotografiche con una tecnica estremamente “tattile”: l’abrasione.
Tuttavia il gesto invasivo e impreciso dell’artista non restituisce nulla al visibile, al contrario, sottrae elementi alla visione. In questa azione di sottrazione vengono modificati gli equilibri dell’immagine. Col fine di permettere ad alcune forme di emergere distintamente e con più forza, altre sono fatte scomparire e restituite all’indifferenziato, lasciando la traccia del loro violento processo di negazione.

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