Carolina Agüero è una giovane e promettente fotografa cilena che si destreggia tra la fotografia documentaria, performativa, di moda e pubblicitaria. Il format prediletto è il ritratto, e i soggetti ricorrenti sono personaggi apparentemente candidi, sempre in dialogo con il contesto in cui vengono immersi. Il risultato è spesso perturbante, e le sensazioni che le sue immagini suscitano, contraddittorie: vi è un sottile gioco di contrasti latenti, forse inconscio, ma sicuramente intrigante.

El retrato performatico es una forma de liberar. 

Come definiresti la tua poetica? Quali sono le tematiche che ti stanno più a cuore?
La mia poetica si sviluppa continuamente in relazione al paesaggio, alla città, al mare, alle mie muse. L’intimità che si crea tra un soggetto e la lente dà origine a quei paesaggi lirici che tanto ispirano.
Per quanto riguarda i temi significativi, mi interessano principalmente le questioni sociali e di genere – il corpo femminile, l’omosessualità, e tutti quei simboli e quelle dinamiche in qualche modo dissonanti rispetto al sistema convenzionale.
Quando ho iniziato a lavorare sulla fotografia documentaria, l’intenzione era quella di mostrare la crudezza della vita in generale: mi ero appena trasferita nel quartiere del porto di Valparaiso, dove la realtà è molto più forte di quello a cui si è normalmente abituati, e fu in quel momento che mi resi conto che la fotografia poteva essere uno strumento utile per testimoniare e plasmare la realtà.

Le tue fotografie trasmettono innocenza e semplicità stilistica, ma ad un secondo sguardo, si può sempre notare in esse una sorta di oscurità. Cosa puoi dirci riguardo a questo contrasto?
Questa è una caratteristica che si nota chiaramente nei ritratti performativi, sia nelle opere realizzate all’aria aperta, sia nella serie di ritratti nella vasca. La maggior parte delle persone che posa, porta con sé le proprie vulnerabilità, le preoccupazioni e le problematiche sociali. E senza che io me ne renda conto l’atto del fotografare si trasforma in un rito di purificazione, di espiazione… Ciò fa sì che si generi un’intimità liberatoria per i protagonisti dei miei ritratti.

Che tipo di collegamento instauri tra i tuoi soggetti e i ricorrenti scenari naturali?
In realtà il legame tra i due è più che altro qualcosa di intuitivo, sento che determinati spazi possono riuscire a mettere nudo le preoccupazioni di determinate persone.

Perché l’acqua è una costante nelle tue foto?
Uf! Da molto tempo mi domando la stessa cosa, non capisco cosa mi leghi così tanto all’acqua, ai laghi, al mare. Nelle ultime settimane ho iniziato a rifletterci su e cercare una risposta… Forse è perchè l’acqua è purificante, si porta via la negatività.

La questione di genere sembra essere davvero molto importante per te. Che ruolo riveste la femminilità nel tuo lavoro?
-Si tratta di una questione molto personale-. La figura femminile è da sempre un riferimento nella mia vita, credo per il fatto di essere figlia di una madre single. Notavo spesso la discriminazione nei confronti di mia madre per questo, sia sul lavoro, sia in famiglia, ogni giorno. Ma è anche grazie a ciò che sono stata in grado di sviluppare buoni progetti. Un esempio è il work in progress ‘100 cuerpos de mujeres: ci sono molte ragazze madri in Cile, che vengono discriminate -ognuna con le proprie paure, le proprie frustrazioni-, e molte delle donne che ho immortalato devono affrontare questo tipo di problemi costantemente.
Ritengo che il corpo femminile sia un qualcosa di molto potente nella nostra società, è ciò che porta la vita – però sento che le donne sono gravemente danneggiate, e in qualche modo ho voluto trasformare miei progetti in una sorta di intima rivelazione emotiva, una specie di rituale.

Cosa ne pensi della scena artistica cilena in relazione al contesto internazionale?
Personalmente ritengo che in Cile stiano accadendo cose molto interessanti in ambito artistico – sia nella fotografia, che nelle arti plastiche, che nella musica. Si coglie una maturazione in un certo senso, ma forse manca ancora un pò di solidarietà e collaborazione tra gli artisti.
Riguardo alle comunicazioni con gli altri paesi, uno strumento fondamentale per lo sviluppo è stato Internet. Ha aperto molte porte verso altre nazioni, almeno per me come artista; io non sono famosa nel mio paese, ma in altri sì, i social network hanno aiutato a diffondere il mio lavoro nelle gallerie d’arte estere. Questo è qualcosa di molto potente, che sta accadendo adesso nel mondo, e l’altro lato della medaglia è lo sconforto che ci assale quando ci rendiamo conto di quanti altri come noi sono alla stessa ricerca di opportunità.

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