La descrizione dell’anima, dipinta in vari colori, può sintetizzare le emozioni umane. Così Christian Schole, velando con  malinconia e impreziosendo con tenue tonalità, offre illustrazioni che sono canti dell’anima ambientati in una dimensione celestiale.

Metamorfosi e metafore, metafisica e surrealismo toccano le corde di un estro profondo che affonda le sue radici in tematiche portanti, ma che ogni volta offrono mille letture diverse.

I lavori di Schole hanno come personaggio principale il sentimento e non chi lo incarna: infatti gli oggetti ritratti sono solo metafore di un concetto molto più profondo, un’incarnazione dell’anima per l’appunto.

Le dimensioni errate dei personaggi che nella realtà hanno fattezze opposte a quelle illustrate, permettono a Schole di evocare una metamorfosi che spiega la sua idea di malinconia, di amore e di libertà.

Temi questi che acquistano tonalità sempre più cariche e affascinanti nei suoi lavori. L’incontro tra il mondo animale e quello umano rende la rappresentazione più interessante dal punto di vista psicologico e pedagogico. Infatti le sue illustrazioni insegnano, spontaneamente, al rispetto di ogni emozione e libertà, umana e non.

L’immagine non rispecchia necessariamente quello che si vive e che ciò che si vive può assumere tratti  irrazionali e devianti. Schole riesce a immortalare e descrivere questa visione che non può essere vista se non con gli occhi dell’anima.

Un conformismo che non appartiene all’uomo convenzionale e tradizionale. Una nuova definizione di anima che l’artista offre ad un mondo fatto di poche visioni e di troppe false certezze.

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