Inverted House – Vincitore di LIXIL 2015
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“House for Enjoying the Harsh Cold” è la sfida lanciata quest’anno da LIXIL, competizione internazionale made in Japan che promuove la ricerca universitaria sul tema dell’abitare. Nella sua quinta edizione il concorso proponeva di studiare il clima rigido di Hokkaido e di trasformarlo in una risorsa positiva per i suoi abitanti. La scuola di architettura di Oslo ha appena vinto il primo premio con la sua “Inverted House”, che verrà costruita a Memu Meadows questo autunno. Il progetto è un’abitazione che si apre all’ambiente circostante, organizzando fluidamente lo spazio intorno a un muro centrale. L’inversione dell’abitazione tradizionale invita a vivere all’aperto facendo delle difficili condizioni climatiche una risorsa.

“We want to investigate how spaces can feel warm or cold regardless of the physical temperature. How a house can put man in a direct relationship with the outside conditions, while still providing him the necessary shelter. How less physical comfort can bring the joy of feeling one’s own strength.”

La giuria, composta da Kengo Kuma, Tomonari Yashiro e Dana Buntrock ha selezionato la scuola di Oslo tra i tre finalisti: la Chulalongkorn University in Tailandia e L’Ecole Nationale Supérieure di Paris La Villette. Gli studenti Laura Cristea, Mari Hellum, Stefan Hurrell, Niklas Lenander e i professori Raphael Zuber, Thomas Mc Quillan e Neven Fuchs Mikac saranno ora responsabili della fase costruttiva. In attesa di vedere la costruzione ultimata gli abbiamo fatto qualche domanda sul progetto:

Le costruzioni in condizioni climatiche estreme solitamente funzionano come barriere, isolando l’abitante dall’ambiente ostile. Avete scelto di lavorare in direzione opposta, usando il clima come uno strumento progettuale. Come avete sviluppato questa idea?
Il tema della competizione era “A House for Enjoying the Harsh Cold”. La contraddizione insita nel titolo ci ha portato a esplorare qualità alternative dell’abitare. Volevamo mettere alla prova la tradizionale idea di comfort portando l’ambiente esterno all’interno della casa.

Lo stile di vita che proponete sfida l’idea convenzionale di confort. Può il discomfort climatico produrre qualità, e come?
Crediamo che il discomfort possa creare qualità, ma non volevamo creare un’abitazione scomoda. Il confort può essere compreso in termini relativi. Ciò che abbiamo fatto è aumentare la consapevolezza del clima inospitale per amplificare il sentimento di protezione.

Nel vostro progetto nominate differenti aree: Garden Room, Outside Room, Room for Cooking, Inside Room. Sebbene ogni spazio abbia un carattere specifico, non si possono riconoscere stanze specializzate. Naturalmente si può riconoscere l’influenza dello spazio fluido giapponese, ma c’è altro oltre questo?
Non volevamo focalizzarci sulla funzione di ogni spazio. In questo caso sentivamo che l’esperienza dello spazio era più interessante della sua funzione. Gli spazi della casa non sono definiti da stanze cellulari, ma più dai diversi modi in cui possono essere sperimentati. L’elemento principale è un muro che crea un supporto all’esistenza di ogni spazio. Il tetto e il pavimento fuoriescono dal muro e formano il perimetro di ogni spazio. La possibilità di leggere l’individualità di ogni elemento architettonico era molto importante per noi. Il risultato è stato la frammentazione dell’intera composizione, permettendo agli spazi di fluire uno dentro l’altro.

Dalla Norvegia al Giappone. Come avete bilanciato le suggestioni della cultura giapponese con il vostro modo di progettare? Possiamo riconoscere un po’ di Norvegia nel vostro lavoro?
Essendo norvegesi accettiamo più facilmente l’idea di vivere all’esterno. Questo è qualcosa di profondamente radicato nella nostra cultura. Abbiamo scoperto che la relazione che i norvegesi hanno con la natura è abbastanza diversa da molti altri posti nel mondo. La casa invita l’abitante a sentirsi coinvolto con l’ambiente esterno, e a vivere in “modo norvegese”.

Ci sono dei progetti specifici che vi hanno ispirato durante il processo?
Ricollegandoci alla domanda precedente, ci siamo ispirati al modo in cui le persone vivevano nella campagna norvegese. Poiché la Norvegia era un paese soprattutto agricolo, la vita si svolgeva principalmente all’esterno. Nelle aree rurali possiamo trovare case con un unico spazio centrale riscaldato. Erano costruite primariamente come rifugi contro il clima freddo. Questi spazi erano normalmente abitati solo per alcune ore al giorno. La nostra familiarità con questi esempi dell’architettura vernacolare ci ha aiutato a immaginare una vita domestica che consista principalmente di spazi esterni.

La prossima fase sarà sul campo. Dovrete tradurre il potere del progetto in una costruzione reale. Come vi approcciate a questo nuovo compito?
Presto inizieremo la fase esecutiva del progetto. Staremo due mesi a Tokyo per sviluppare ulteriormente il progetto. Durante questo periodo revisioneremo tutti gli spazi proposti nel progetto e svilupperemo aspetti come la struttura e la materialità. Ora che il progetto sarà realizzato sappiamo che dovranno essere fatti alcuni compromessi. Seguiremo personalmente la fase costruttiva, e la nostra ambizione è di mantenere la chiarezza e forza del progetto di concorso durante la costruzione dell’edificio.

Qui la presentazione completa del progetto.

“House for Enjoying the Harsh Cold” is this year’s challenge proposed by LIXIL, a Japanese competition for international university research on housing and building.

In its fith edition the competition engaged with Hokkaido cold climate, in order to turn it into a positive resource for its inhabitants. The Oslo School of Architecture and Design just won the first prize with its “Inverted House”, that is going to be built in Memu Meadows this autumn. The project is a dwelling that opens to the surrounding environment, organizing the fluid living space around a central wall. The inversion of the traditional dwelling invites to live outdoors, and to understand harsh climate as a resource.

“We want to investigate how spaces can feel warm or cold regardless of the physical temperature. How a house can put man in a direct relationship with the outside conditions, while still providing him the necessary shelter. How less physical comfort can bring the joy of feeling one’s own strength.”

The jury, composed by Kengo Kuma, Tomonari Yashiro and Dana Buntrock selected AHO amongst three finalists: Chulalongkorn University in Thailand and Ecole Nationale Supérieure de Paris La Villette. The students Laura Cristea, Mari Hellum, Stefan Hurrell, Niklas Lenander and the teachers Raphael Zuber, Thomas Mc Quillan and Neven Fuchs Mikac will be now responsible of the building phase. Waiting for the project to be built, we asked them a few questions on the competition:

CG: Houses in extreme weather conditions usually function as barriers, isolating the inhabitant from the hostile surroundings. You chose to work in an opposite direction, using weather as a design tool. How did you develop this idea?
AHO: The theme for this year’s competition was titled “A House for Enjoying the Harsh Cold”. The contradiction in this title lead us to explore an alternative quality for a dwelling. We wanted to challenge the pre-accepted idea of comfort and bring the outside in.

CG: The enjoyment of the house challenges the generally accepted idea of comfort. Can climatical discomfort produce quality, and how?
AHO: We believe so, but we did not want to create an uncomfortable house. Comfort can be understood in relative terms. We rather wanted to increase the awareness of the harsh climate, in order to enhance the feeling of being protected.

CG: In your project you name different areas: Garden Room, Outside Room, Room for Cooking, Inside Room. Although each space own a specific character, one cannot recognize specialized rooms. Of course there is the influence of Japanese fluid space, but is there more than this?
AHO: We did not want to focus on the function of each space. In this case we felt that the experience of the space is more interesting. The spaces of the house are not defined by cellular rooms but rather by the different ways in which the spaces are experienced. The main structuring element is a cross wall which creates a frame for each space to exist. Roofs and floors span out from the wall and form the boundaries for each space. The possibility to read each architectural element was important to us. This has resulted in a fragmentation of the overall composition, enabling spaces to flow into each other.

CG: From Norway to Japan. How did you balance the suggestions you got from Japanese culture with your own way of designing? Can we recognize a bit of Norway in your work?
AHO: Being from Norway we think that where more easily able to accept the idea of living outdoors. This is something that is deeply embedded in Norwegian culture. We have discovered that the relationship Norwegians have to nature is quite different from many other places in the world. We guess one could say that the house challenges its inhabitants to engage more with the outside world, and to live in a bit more “Norwegian way”.

CG: Are there some specific projects that inspired you during the process?
AHO: Carrying on from the previous question, we were inspired by the way people used to live in the Norwegian countryside. Since Norway used to be mainly a country of farmers, life was mostly lived outdoors. In agricultural regions we can find houses with only a single heated space. They were built primarily as refuges from the cold climate. This space was normally inhabited only for a few hours per day. Our familiarity to such examples in vernacular architecture helped us to imagine life in a house that consists mainly of outdoor spaces.

CG: Next phases will be on-site. Now you will have to translate the power of the competition project into a real construction. How will you deal with this new task?
AHO: We are soon entering the detailed design phase. We will stay in Tokyo for two months and develop the project further. During this time we will revisit all of the spaces that were put forward in the competition proposal and deal with aspects such as construction and materiality. Now that the project is to be realized we are aware that compromises will have to be made. We will personally follow the building process, and it is our ambition to maintain the clarity and strength of the competition proposal all the way until the building is completed.

Here you can find the complete presentation of the project.