Non dovrebbe esistere luogo migliore dello studio di un artista, tutto pieno di disegni abbozzati, pennelli, tavolozze, colori, matite per poter tornare bambini e vivere in una bolla d’aria inglobata in tempi lontani. Ciò che fa Hula, quindi, è del tutto fuori dal comune. Il suo studio è composto da una grande tavola da surf, pennelli e pittura ad olio, la sua tela è composta dalle pareti della città che sono la sua più grande fonte di immaginazione. Ma ciò che è più strano è il pavimento di questo suo studio: uno specchio d’acqua.
Sean Yoro, questo è il suo nome, è un giovane e talentuoso artista di origini Hawaiane che ha intrecciato la cultura della street art con quella tavola da surf in maniera del tutto non convenzionale. Approdando sulla sponda del fiume, Hula dà vita a giovani donne che sembrano nascere come ninfee dall’acqua. Pareti grigie e abbandonate si trasformano in volti delicati, in opere d’arte destinate ad avere vita breve, un’arte dedicata quindi ai pochi passanti fortunati che si troveranno nel posto giusto al momento giusto. Quasi a creare un’opera viva, dotata del proprio ciclo di vita.
Non volti immaginari, Hula parte dalle fotografie per creare i propri ritratti perché convinto che il ritratto sia la forma pittorica migliore per lasciar trasparire le emozioni, anzi per portarle all’apice, donando agli oggetti e alle superfici una vita che prima non avevano. L’arte oltre l’acqua, l’arte con l’acqua, l’arte riflessa nell’acqua. Giochi di parole diventano la fotografia della realtà: l’arte gioca con lo spazio, con la natura, con culture affini o del tutto lontane, viaggia con la fantasia, con la mente e continua ad inventare. Uno spettacolo.

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