MAS Context – Intervista al fondatore della piattaforma made in Chicago
ItalianoEnglish
Iker Gil, classe ’78, è cresciuto a Bilbao. Ha cominciato la sua carriera lavorando da Skidmore, Owings & Merrill ma oggi svolge un ruolo attivo nella scena culturale di Chicago. Artwort lo intercetta in viaggio. Si avverte che Iker è un aggregatore di persone ed idee. In questa breve conversazione ci parla di come abbia fondato MAS, studio di architettura, e una rivista (“piattaforma” per usare le sue parole) che riguarda i maggiori temi urbani estesi all’economia, alla società e all’ambiente. Ha esposto diversi lavori, tra i quali una ricerca sulle unità abitative di Marina City con il fotografo Andreas E.G. Larsson, all’Art Institute of Chicago e alla WUHO gallery di Los Angeles, nella quale dominano le torri di Bertrand Goldberg. Organizza incontri e manifestazioni pubbliche per intersecare il mondo della ricerca e della professione con quello delle comunità locali e le amministrazioni.

Partiamo dal principio. Come nasce MAS Context?
All’inizio del 2009 ho deciso di aprire il mio studio di architettura, MAS Studio, dopo aver lavorato a Barcellona e Chicago. Nonostante il lavoro sui progetti di studio, credo che sia fondamentale discutere di questioni che vanno oltre l’orizzonte della pratica corrente e delle soluzioni consolidate. Per questa ragione, oltre che instaurare scambi culturali e feconde discussioni, abbiamo creato una piattaforma aperta a diverse discipline e prospettive, con la quale dialogare dei temi che riguardano il contesto urbano. Perciò, nello stesso momento in cui ho avviato MAS Studio, è nato MAS Context. Un design journal trimestrale not for profit.
Oltre le pubblicazioni tematiche organizziamo conferenze, dibattiti, visite negli studi di architettura, mostre ed altri tipi di eventi pubblici per esplorare i contenuti importanti attraverso diversi format, coinvolgendo un pubblico più vasto. Le pubblicazioni, così come gli eventi, sono tutte gratuite per poter raggiungere un audience esteso a progettisti e non.
Siamo a Chicago e vogliamo immettere il nostro contributo nel dibattito culturale della città raccogliendo idee interessanti, esperienze e progetti che hanno luogo in ogni parte del mondo.

Cosa significa “We like things in Context” nella presentazione di MAS Context?
Significa che vogliamo discutere dei temi in una cornice più ampia, capire come s’inseriscono nel contesto (non solo fisico ma anche sociale, culturale, economico…), apportare prospettive differenti e connettere diverse discipline. Proviamo a fornire un approccio multidisciplinare ad ogni tema e a non discutere le cose come eventi isolati.

Dove pensi che sia diretto il dibattito in architettura? Riesci a individuare delle direzioni?
Ebbene il nostro prossimo numero s’intitola Debate, quindi ci stiamo ponendo la stessa domanda. Come facciamo all’inizio di ogni numero, abbiamo individuato possibili idee sul tema e molte altre vengono alla mente: l’housing come investimento e le forme di città che creano; i problemi che riguardano il lavoro, le donne e l’equità sociale; attivismo; la formazione in architettura; capire quale sia l’eredità e lo stato di conservazione degli edifici brutalisti e postmodern; e infine altri aspetti legati alle reali modalità e luoghi d’incontro che ospitano i confronti tra la gente. Ci sono molte discussioni di architettura che hanno luogo in questo momento, vorrei esplorarne alcune in questo numero.

A tal proposito, quali sono oggi i temi più interessanti a Chicago?
La demolizione del Bertrand Goldberg’s Prentice Women’s Hospital è stato uno dei più importanti degli ultimi anni. Un processo decisionale pieno di difetti dal quale non sono sicuro di quello che abbiamo appreso. La Obama Presidential Library, da collocare in un parco pubblico nella parte sud della città, e il Lucas Museum posizionato lungo il fronte sul lago, sono altri due edifici di alto profilo che stanno accendendo il dibattito pubblico non solo a proposito del progetto (di fatto non conosciamo nulla della Obama Presidential Library) ma anche sulla privatizzazione di spazi pubblici, sviluppo economico e disparità sociale. Le questioni sorte in altri progetti, di alto profilo e non, sono ad esempio l’area di sviluppo urbano Lathrop Homes, la nuova 606 e la passeggiata pedonale, il trasporto pubblico e le nuove stazioni ferroviarie, la qualità dei nuovi grattacieli per abitazioni, o il bilanciamento tra le esigenze di sviluppo economico e le comunità solo per citarne alcune.
Come molte altre, Chicago è una città complessa tanto che ogni progetto coinvolge numerosi interessi e nella gran parte dei casi accende calde discussioni tra diverse personalità, che spesso non sono architetti. Se aperte e costruttive, sono conversazioni molto utili.

L’ultimo numero è intitolato “Legacy”, ovviamente legato alla grande controversia del Bertrand Goldberg’s Prentice Women’s Hospital a Chicago. Cosa pensi del modernismo come patrimonio architettonico? L’infrastruttura può farne parte?
Legacy era certamente legato alla demolizione del Prentice Women’s Hospital ma guardava anche alla lezione appresa da altre demolizioni importanti negli USA e nel mondo, così come ad altri aspetti riguardanti il tema. Molti edifici tra quelli demoliti sono incredibilmente importanti ma hanno raggiunto un momento della loro esistenza in cui appaiono stilisticamente datati, bisognosi di riparazioni o di riuso. Ma come abbiamo visto numerose volte, se resistono poco più a lungo, ricevono l’attenzione che meritano e il loro valore e necessità di essere preservati non sarà messo in discussione. La chiave è occuparsi di quel momento in cui non possono considerarsi nuovi edifici, né ancora costruzioni storiche.
“The Heroic Project” di Michael Kubo, Chris Grimley e Mark Pasnik è un notevole lavoro di documentazione e comprensione dell’importanza del concrete modernism di Boston dagli anni ’60 agli anni ’70. Su questo stanno pubblicando un libro che uscirà in autunno e stanno creando un archivio online. Io penso che costituirà una risorsa molto importante per conoscere l’architettura di questo periodo e il suo lascito. Allo stesso modo penso che anche le infrastrutture possano custituire un patrimonio di valore. La High-Line a New York e la Bloomingdale Trail di Chicago sono due esempi ben conosciuti.

Cosa pensi della diffusione dei contenuti di architettura online vs. cartaceo?
Non li vedo uno contro l’altro. Penso che uno sia complementare all’altro tanto che la chiave è capire quali sono le peculiarità di ogni format e farli lavorare insieme. Diverse persone interagiscono con i contenuti in maniere diverse, quindi capire quali sono i lettori e le loro abitudini è ugualmente importante. Alcuni preferiscono leggere su carta, con gli articoli in una certa sequenza e fanno attenzione alla qualità della stampa, altri preferiscono accedere ai contenuti con i propri smartphone mente viaggiano, saltando da un articolo all’altro senza un ordine preciso. Nel nostro caso, la versione online ci permette di raggiungere un gran numero di lettori perché stampiamo un numero limitato di copie per ogni numero. Se i contenuti sono buoni, resta solo da capire come veicolarli attraverso il maggior di canali possibile.

In quale misura MAS Context è utile per il tuo studio e come può esserlo per la pratica professionale in generale?
Come ho già accennato, MAS Studio e MAS Context sono nate nello stesso momento, come due facce della stessa medaglia. MAS Context mi permette di pensare a differenti modalità di approccio e di comprensione di un tema specifico, e definisce uno spazio per conoscere il lavoro di rilievo che le persone nel mio campo e nelle altre discipline stanno producendo. Poichè si tratta di una pubblicazione trimestrale, non hai troppo tempo per sostare sulle cose, perciò stimola a una ricerca continua. Abbiamo costruito una grande rete di personalità che contribuiscono a MAS Context, sia nei contenuti che nella parte di editor/designer, che potrebbero condividere interessi affini ai nostri. Alcune volte queste relazioni si trasformano in collaborazioni indipendenti dal journal. È un lavoro di estremo valore per me, personalmente e professionalmente.

Iker, vorresti condividere con i lettori di Artwort un’immagine che ritieni particolarmente significativa?
Questa è una foto che ho fatto alcuni giorni fa a El Peine del Viento, uno spazio pubblico con sculture a San Sebastian nella Spagna dei Paesi Baschi. E’ uno spazio disegnato dallo scultore scomparso Eduardo Chillida e l’architetto, anche lui scomparso, Luis Peña Ganchegui. Più che l’immagine in sé (ne ho scattate diverse di questo posto negli anni), ad essere importante è il fatto che questo luogo entri in risonanza con me, per diverse ragioni: ammiro sinceramente il lavoro e gli scritti di Eduardo Chillida (ha studiato architettura per alcuni anni); è una collaborazione tra un architetto e un artista, qualcosa che provo a fare nei miei progetti; è un posto che ha una forte connessione con Chillida e la sua giovinezza; è collocato nel Mar Cantabrico, con coste appuntite e acque blu scuro, le stesse sulle quali sono nato; è anche un intervento sottovalutato ma incredibilmente potente che crea uno spazio pubblico diventando uno dei simboli della città. Penso che sia un progetto che incarna tanto il carattere degli autori quanto quello dei Paesi Baschi, dai quali provengo. Ci torno ogni volta che visito la città. È un posto fondamentale per me.

Iker Gil, 37, grew up in Bilbao. Before achieving an active role on the cultural scene in Chicago, he kicked off his career at Skidmore, Owings & Merrill. Arwort intercepts him in the middle of a trip. One can easily sense that Iker is aggregator of people and ideas. In this brief conversation, he speaks about how he founded his architectural studio, and MAS Context, a research “platform” about urban issues interlaced with society, economy and environment. He curated several exhibitions, including the documentation of the residents and units of Marina City with photographer Andreas E.G. Larsson, exhibited at the Art Institute of Chicago, pinkcomma gallery in Boston and WUHO gallery in Los Angeles. Iker organizes panel discussions and public events to make researchers and professionals meet communities and administrators.

First of all, how did MAS Context begin?
At the beginning of 2009 I decided to open my architecture studio, MAS Studio, after having worked in offices in Barcelona and Chicago. While I enjoy working on my own design projects, I also think that it is important to discuss larger issues beyond your own work and solutions. For that reason as well as to foster a cultural exchange and fruitful discussion, we established a platform open to multiple disciplines and perspectives from where to discuss issues that affect the urban context. So, at the same time that I opened MAS Studio I established MAS Context, a not for profit quarterly design journal. Besides the topic-based publications, we also organize lectures, panel discussions, studio visits, exhibitions, and other type of public events to explore valuable content through different formats and engage different audiences. The publications, as well as the events, are all free of charge in order to reach a large audience, both designers and non-designers. We are based in Chicago and we want to add our effort to the cultural environment of the city while we connect interesting ideas, experiences, and projects that take place anywhere in the world.

What does “We like things in Context” mean?
It means that we like to discuss topics within a larger framework, understand how they fit with their context (not only physical but also social, cultural, economic…), bring other perspectives, and connect different disciplines. We try to provide a comprehensive approach to every topic and not discuss things in isolation.

Where do you think architectural debate is headed? Can you identify certain trends?
Well, our next issue is about Debate so we are asking ourselves that question too. As we have done at the beginning of every issue, we wrote down possible ideas for the topic and many came to mind: housing as investment and the cities they create; issues of labor, women, and equity; activism; architectural education; understanding the legacy and preservation of brutalist and postmodern buildings; and also other aspects related to the actual formats and venues where current debates take place. There are many architectural debates taking place these days and I am looking forward to exploring some of them in the issue.

What about the architectural debate in Chicago nowadays?
The demolition of Bertrand Goldberg’s Prentice Women’s Hospital was one of the biggest debates in recent years. It was a flawed process and I am not sure what we learned from it. The Obama Presidential Library to be located in a public park in the South Side of the city, and the Lucas Museum located along the lakefront are also two high-profile buildings that are sparking debates not only about their design (in fact, we don’t know anything about the design of the Obama Presidential Library) but also about privatization of public space, economic development, and social inequality. Those are topics that are come up in other projects, high-profile or not, such as the Lathrop Homes redevelopment, the new 606 and riverwalk, public transportation and the new train stops, the quality of the new residential high-rises, or the balancing the needs of economic development and communities just to name a few. Like many other cities, Chicago is a complex city so projects touch on many layers and in most cases spark heated debates involving many people, most of them not even the architects. If the debates are open and constructive, these are a useful conversation.

Your last issue is entitled “Legacy”, obviously linked to the huge controversy about Bertrand Goldberg’s Prentice Women’s Hospital in Chicago. What do you think about architectural modernism as heritage? Is infrastructure part of the bundle?
Our Legacy issue was definitely linked to demolition of Prentice Women’s Hospital but also looked at the lessons from other demolished building in both the US and abroad as well as many other aspects of the topic. Many of the buildings that are being demolished are incredibly important but are at a moment in their existence when they might be out of style, in need of repair, or even repurposing. But as we have seen over and over again, if they stand for a little longer, they will receive the attention that they deserve and their value and need to be preserved will not be in question. The key is to keep them when they are not new buildings and they are not considered old. “The Heroic Project” by Michael Kubo, Chris Grimley and Mark Pasnik is a remarkable effort to document and understand the relevance of Boston’s concrete modernism from the 1960s and 1970s. They are publishing a book about it this fall and creating and online archive and I think it will be a very valuable resource to learn about the architecture of this period and its legacy. As for infrastructure, I think it can also be a valuable heritage. The High-Line in New York and the Bloomingdale Trail in Chicago are two well-known examples.

What is your opinion about online vs. paper magazines dissemination of architectural contents?
I don’t see it as one versus the other one. I see both can complement each other so the key is to figure out the characteristics that are unique to each of the formats and make them work together. Different people engage with content in different ways, so understanding your audience and their habits is also important. Some people prefer to read the content printed, with articles in a certain sequence and enjoying the qualities of the print, while others prefer to access the content on their phones while they commute, jumping from article to article without following a set order. In our case, online also allows us to reach a larger readership as we print a small amount of copies per issue. As long as the content is good, then it is about figuring out how to communicate that content through as many outlets as possible.

How is MAS platform valuable for your firm and architectural practice in general?
As I mentioned earlier, both MAS Studio and MAS Context started at the same time, in a way as the two sides of the same coin. MAS Context makes me think about other ways of approaching or understanding specific issues, and creates space for me to learn about the remarkable work that people in my field and other disciplines are doing. As it is a quarterly publication, you don’t have much time to sit on things, so it keeps you researching continuously. We also build a large network of individuals who contribute to MAS Context, whether on the content side or the editorial / design side, that might share similar interests to me. Sometimes, those relationships translate into other collaborations unrelated to the journal. It is an extremely valuable effort for me personally and professionally.

Iker, please, share with Artwort a picture/image of which you are particularly fond.
This is a photograph I took a few days ago of El Peine del Viento, a public space and sculptures in San Sebastian in the Basque Country region of Spain. It is space designed by the late sculptor Eduardo Chillida and the late architect Luis Peña Ganchegui. More than the picture itself being remarkable (I have taken many here throughout the years), it is a place that for many reasons resonates with me: I really admire the work and writing of Eduardo Chillida (he studied Architecture for a few years); it is a collaboration between an architect and artist, something I try to do in my projects; it is place with a strong personal connection to Chillida and his youth; it is located in the Cantabrian Sea, with rough seas and dark blue waters, the one I grew up with; and it is an understated but incredibly powerful intervention to create a public space that is now one of the symbols of the city. I think it is a project that embodies the character of the authors as well as the ones of the Basque Country, where I am from. I go back there anytime I visit the city. It is an important place for me.