Manuale di sopravvivenza all’arte – L’ipersessualità

La credenza vuole che con il caldo aumentino le tensioni sessuali.
L’opinione comune dice che essendo più svestiti certi istinti siano più stimolati.
In ogni caso per alcuni la stagione dell’amore è tutto l’anno. O forse non è neanche amore. O forse è tanto altro.
Tuttavia, tra i vari interrogativi che una serie di associazioni mentali può suscitare, possiamo affermare che l’ipersessualità è un disturbo riconosciuto dal DSM IV e nella pratica clinica si parla, in maniera informale, di ninfomania e satiriasi.

Ninfomania. In molti avranno visto il celebre lungometraggio di Lars von Trier, Nymphomaniac per l’appunto, che nei due capitoli mostra nuda e cruda la realtà di una donna vittima del proprio disturbo. Donna che rende i suoi numerosi partner, mossi da una forse meno urgente dipendenza, compartecipi dell’estremizzazione di un normale istinto animale. Perché nonostante tutto il desiderio sessuale è naturale, nonostante la demonizzazione impartita da secoli di cattolicesimo, nonostante la deformazione isteriforme e sessuofobica di numerose culture.
Culture. È sicuramente anche una questione culturale, quella sessuale, ed evitando una prevedibilmente riduttiva rassegna di quanti nelle letterature mondiali e nelle arti figurative abbiano centrato le loro opere sul sesso, in questa sede è opportuno quantomeno dare una dimensione di provenienza per certi impulsi.

Questo scarno preambolo è solo un contenitore di alcune parole chiave: sesso, impulso, cultura.

L’impulso sessuale sta alla produzione artistica come i colori stanno alla tela, la penna alla carta e via dicendo. Aldilà delle simbologie falliche che un bontempone potrebbe trovare dietro un pennello, è nella definizione dell’impulso sessuale che il significato cambia: “L’etimologia della parola sesso viene attribuita da alcuni studiosi al greco τεκοs (tèkos) = generato, procreato, a sua volta dal verbo τίκτω(tikto) = generare, procreare, produrre, (da cui deriva anche la parola ostetrica) ancora più in origine dalla radice tak– (con la mutazione della t in s). Secondo questa interpretazione etimologica l’aspetto procreativo del sesso è senz’altro evidenziato e valorizzato.
Altri attribuiscono l’etimologia della parola sesso al greco ἕξις (exis) = qualità, stato, condizione, poi trasformatosi in sexis.”

Quindi parlare di impulso sessuale equivale a parlare di impulso creativo. Ovviamente la tensione insita dietro un impulso di produzione, creazione, che accompagna un soggetto affetto da ipersessualità è ricca di dolore, sofferenza, e trova nell’espressione corporale del sesso una via di fuga, una strada segnata dal piacere delle carni e dall’angoscia di una dipendenza dalla quale non riesce a staccarsi.

Nella sindrome di Kluver-Bucy, in seguito ad una lesione bilaterale dell’amigdala, porzione del lobo temporale deputata soprattutto alla gestione delle emozioni, il soggetto esperisce sintomi come una tendenza esagerata all’esplorazione orale e tattile degli oggetti, ipersessualità, bulimia, assenza di paura, diminuzione dell’aggressività, disordini della memoria e difficoltà a riconoscere oggetti e persone.

Considerando che l’amigdala è il centro di integrazione dei processi neurologici superiori, è impressionante come una sua lesione renda l’individuo più elementare, quasi come in una regressione, nell’accezione psicoanalitica del termine.

In una regressione, contro lo sviluppo dell’individuo l’impulso combatte per prendere il potere ed erigere un regime di autodistruzione.

Autodistruzione che, con un Manuale di sopravvivenza all’arte, Artwort vi invita ad evitare.