Al Safara – In viaggio tra Medio Oriente e Puglia

Entrando nello spazio espositivo al piano superiore, ci si dimentica davvero di essere in un convento benedettino romanico-barocco in Puglia. Si è certi, piuttosto, di essere in un accampamento berbero, in una tenda di fortuna in un paese del Medio Oriente.

Stiamo parlando di “Al Safara – In viaggio tra Medio Oriente e Puglia” . Questa momentanea riunione di menti e opere diverse si trova in una parte novecentesca del cenobio, abbandonata prima e riaperta ora. I muri scrostati, le macchioline sulle pareti e le maioliche del pavimento ospitano magnificamente un allestimento tanto essenziale quanto efficace: dei semplicissimi tendaggi chiari che coprono sinuosamente il soffitto e rendono la luce effettivamente desertica.

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MAD, duo formato dall’artista Angela Ferrara e dall’architetto Dino Lorusso, non esibiscono solo un pezzo materico che sia d’arte: lo rendono profumato, dolce, appetitoso. Rispettano il titolo dell’opera applicando al muro dei simil ex voto, fatti di marzapane (23), cioccolato (17) e zucchero (1). Sulla panca, non è appoggiato il Vangelo ma “Cake”: un ricettario di dolci franco-musulmano. La loro opera chiama in azione l’intelletto dello spettatore ma anche il suo gusto, il suo olfatto e il suo retroterra culturale locale cristiano.

È presente anche Tammam Azzam, tramite la ristampa delle sue opere damascene. Con l’ese- mpio del Bacio di Klimt, il siriano applica digitalmente – su una foto che ritrae la sua città, ormai monca –l’opera viennese, creando un connubio intensissimo e coerente visivamente tra la veste d’oro degli amanti e gli squarci nei palazzi.

Miki Gorizia realizza un trittico contemporaneo (“Ways to look”), per temi e materiali. Esprime la doppia etimologia del termine pubblicità in relazione alla guerra siriana. Stampa su pezzi di carta leggera (quelli da cartellone pubblicitario stradale); stende uno sfondo che sia dato o dai loghi delle emittenti televisive o dal disegno damascato; pone al centro del rettangolo una figura imponente, che porta con sé un significato e un simbolo.

La prima parte del trittico, “Shooting man”, è quella più discutibile e immediata: un arabo nudo, il cui pene fumante è coperto da un altro pezzo di carta, su cui vi è una giornalista della CNN con espressione sbigottita.

Al Safara – In viaggio tra Medio Oriente e Puglia” è in mostra dal 10 al 27 settembre al Monastero di San Benedetto, a Conversano (Bari).
Sono presenti anche le opere di Manuela De Leonardis, Daniela Giglio, Vito Savino, Softcrash, Videoartisti Siriani; direzione artistica di Rocco De Benedictis.