“In molte culture la morte è ancora tabù” – Incontro con SOILED magazine
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Artwort incontra Joseph Altshuler di SOILED magazine, un periodico nato a Chicago che racconta l’ambiente urbano intersecato con le pratiche di uso dello spazio. È pubblicato e prodotto da Joseph Altshuler, Matthew Harlan, Hollen Reischer, and Caroline Souza.
Le storie sono inaspettate, di facile comprensione e invitano al sabotaggio. Ciò implica un dettagliato e serio –alcune volte anche umoristico– esame della quotidianità è degli spazi di passaggio che viviamo o attraversiamo ogni giorno; un invito a mettere in discussione in modo creativo e irriverente le convenzionali modalità di indagare e interpretare l’architettura. Piuttosto che immaginare quello che l’architettura dovrebbe essere, SOILED preferisce immaginare quello che il mondo potrebbe essere.

Nella nostra intervista parliamo di morte, architettura e del prossimo numero Deathscrapers.SOILED Cloudscrapers © Matthew Harlan, 2015Andiamo per ordine. Come nasce SOILED?
SOILED nasce nel 2010. Co-fondato dall’architetto Joseph Altshuler e dal performance artist Isaac Bloom, SOILED fu ideato con una osservazione molto semplice: nonostante l’architettura ci circondi, essa manca di una canale che le permetta di essere facilmente accessibile al pubblico. Poiché l’architettura non ha l’equivalente di un auditorium, una galleria, o un palco del quale le altre forme d’arte possono usufruire, SOILED fornisce un “biglietto” per uno spettacolo di architettura che invita i giovani professionisti e i curiosi di altre discipline in un ampio mondo di suggestioni. Cinque anni dopo e con cinque numeri alle spalle, SOILED continua ad essere un lavoro per passione, oggi sostenuto da due architetti, un graphic designer e un giornalista. Pensiamo che intensificando il potenziale immaginativo e narrativo in architettura, si possa coinvolgere un pubblico più ampio dai dibattiti alle azioni concrete.
SOILED Cloudscrapers © Matthew Harlan, 2015
Cosa significa “SOILED is calibrated filth”?
SOILED è l’antitesi dei magazines patinati di architettura. Noi raccontiamo storie confuse, non-scientifiche e inesatte. Piuttosto che riempire il giornale di dettagli immacolati oppure renders fotorealistici, SOILED “tara” le sue pagine con collages, fumetti, cruciverba, piccole storie ed altri tipi di scritture effimere che facilitano la narrazione e istigano il sabotaggio. Se l’ambiente costruito alcune volte appare caotico e travolgente, allora SOILED fornisce direzioni inaspettate e punti di partenza divertenti nei suoi complessi ingranaggi.
SOILED Cloudscrapers © Matthew Harlan, 2015
I numeri di SOILED parlano di architettura muovendo da direzioni non usuali (cloudscrapers, windowscrapers, platescrapers, skinscrapers, groundscrapers). Cosa volete “raschiare”?
Ogni numero di SOILED si concentra su una specifico filtro tematico con il quale esplorare e leggere lo spazio urbano. Per esempio, Skinscrapers racconta storie della città attraverso il corpo umano e Platescrapers attraverso la cultura alimentare. Per noi, “scraping” è l’abbreviazione di “tagliente narrazione spaziale”. Vogliamo “raschiare” tutto.SOILED Windowscrapers © Matthew Harlan, 2015Il prossimo numero sarà “Deathscrapers”. La nostra cultura sembra ossessionata dalla giovinezza e dal preservare un’immagine vivace. Perché pensate che parlare di morte sia ancora di un certo interesse?
Pensiamo che la morte sia un tema importante e interessante per discutere dello spazio urbano perché è allo stesso momento universale, provocativo e terrificante. Inoltre, è così intensamente umano soffermarsi sul tema della morte. In molte culture è ancora tabù o persino un argomento ripugnante. Pensiamo che l’architettura sia un’attività fondamentalmente umanistica e, ogni volta, siamo entusiasti di affrontare temi difficili come la morte quale punto di partenza per storie di architettura o per mezzo della stessa.SOILED Windowscrapers © Matthew Harlan, 2015I progetti di riuso e restauro concentrano l’attenzione mediatica che riguarda l’architettura. Questo atteggiamento di “aggiornare” il patrimonio costruito è in qualche modo legato alla nascita e alla morte di nuovi codici visuali, la cui durata è sempre più breve?
La morte è ulteriormente interessante se associata all’architettura perché ci porta a riflettere sulla degenerazione degli edifici e dei tessuti urbani. I progetti di riuso, restauro e conservazione sono completamente coinvolti in questa ricerca. Perché certi edifici sono contemporaneamente usa-e-getta e senza tempo? Quale ruolo la politica, il gusto e la narrativa gioca nella longevità architettonica? Queste sono alcune delle domande che affronterà il prossimo numero Deathscrapers.SOILED Windowscrapers © Matthew Harlan, 2015I “followers” si mettono in coda dietro il carro funebre perché vogliono mostrarsi vicini al proprio caro. E’ l’ultimo autentico contatto fisico che potranno avere. Come diventa sociale questo rituale?
La scena di “seguaci” in coda dietro un carro funebre è una condizione spaziale e sociale unica, perciò meritevole di racconto e indagine architettonica. Da un punto di vista spaziale, comporta corpi e veicoli che occupano la strada disponendosi secondo uno schema lineare. Da un punto di vista sociale, comporta forti emozioni, umori severi e lieti ricordi; la partecipazione al funerale mette insieme persone che potrebbero non interagire altrimenti e invita la gente a comportarsi in maniera aberrata rispetto alla routine quotidiana. Il funerale è un evento estremo ma permette di riflettere su altre condizioni quotidiane che riguardano la spazialità e l’architettura.SOILED Windowscrapers © Matthew Harlan, 2015Joseph vorresti condividere con i lettori di Artwort un’immagine che tu e il team di SOILED ritenete particolarmente significativa?
Nello spirito della cultura della morte, la narrazione spaziale e una prossima festività autunnale, scegliamo una scansione dal libro del 2010 del cartografo Denis Wood, Everything Sings: Maps for a Narrative Atlas. La mappa segna e illustra visivamente la presenza di ogni Jack-o’-lantern nel quartiere Boylan Heights della sua nativa Raleigh, nel North Carolina. Nonostante sia una semplice illustrazione, pensiamo che l’immagine sia emblematica della nostra sporca ambizione di “tarare l’oscenità”. Il disegno di ogni zucca, di facile comprensione ma astratto, rappresenta le istanze di identità individuale all’interno di una storia e cultura collettiva. Una illustrazione composta così precisamente traduce una mappatura in atto di (spaventosa?) narrazione. 

 Arwort meets SOILED, a periodical of architectural stories that makes a mess of the built environment and the politics of space, edited and produced by Joseph Altshuler, Matthew Harlan, Hollen Reischer, and Caroline Souza.
The stories are unexpected, accessible, and they instigate mischief! This means a close and serious—and sometimes humorous—examination of the mundane and in-between spaces we inhabit or traverse on a daily basis; a license to boldly, creatively, and irreverently challenge conventional architectural interventions and interpretations. Rather than imagining what the world should be, SOILED delights in envisioning what the world could be.

In the interview, we will discuss death, architecture and their forthcoming issue Deathscrapers.SOILED Cloudscrapers © Matthew Harlan, 2015First things first, how did SOILED begin?
SOILED began in 2010. Co-founded by architect Joseph Altshuler and performance artist Isaac Bloom, SOILED was conceived upon a simple observation: even though architecture is all around us, architecture lacks an accessible venue for public consumption. As architecture lacks the equivalent of an auditorium, gallery, or stage like other artistic practices enjoy, SOILED provides a “ticket” to an architectural show that invites initiated practitioners and fresh extra-disciplinary fans into an expansive world of architectural ideas. Five years later and with fives issues to date, SOILED continues to be a labor of love, now produced by two architects, a graphic designer, and a writer. We believe that by intensifying the fictive and storytelling potential in architecture, we might engage a broader public in architectural ideas from discourse to action.SOILED Cloudscrapers © Matthew Harlan, 2015What does “SOILED is calibrated filth” mean?
SOILED is the antithesis of glossy architecture magazines. We tell messy, unscientific, and inexact stories. Rather than filling a magazine with immaculate details or photorealistic renderings, SOILED calibrates its pages with collages, comics, crosswords, flash fictions, and other kinds of ephemera that facilitate storytelling and instigate mischief. If the built environment sometimes appears to be messy and overwhelming, then SOILED provides unexpected signposts and humorous entry points into its complex inner workings.SOILED Cloudscrapers © Matthew Harlan, 2015SOILED issues speculate on architecture moving from original directions (cloudscrapers, windowscrapers, platescrapers, skinscrapers, groundscrapers). What do you want to scrape?
Each issue of SOILED focuses on a specific systemic lens by which to probe and narrate the built environment. For example, Skinscrapers tells stories about built environment through the lens of the human body and Platescrapers via food culture. For us, “scraping” is shorthand for “pointed spatial storytelling.” We want to “scrape” it all.SOILED Windowscrapers © Matthew Harlan, 2015Your next issue will be entitled “Deathscrapers”. Current culture seems to be obsessed with youth and preservation of fresh image. Why do you think speaking of death is still appealing?
We think death is an important and interesting lens to think about the built environment because it is at once universalizing, provocative, and terrifying. Moreover, it’s intensely human to dwell on matters of death. And yet in many cultures, death is a taboo and even disgusting topic. We believe that architecture is fundamentally a humanist practice, and in turn, we’re eager to take on sticky subjects such as death as a launching point to tell stories about and through architecture.SOILED Windowscrapers © Matthew Harlan, 2015Reuse and renovations projects spearhead media attention on architecture. Is the “upgrade” attitude somehow related to death and birth of new aesthetical codes, whose lifespan is shortening?
Death is additionally interesting in conjunction with architecture because it also prompts us to consider the death of buildings and urban fabric. Reuse, renovation, and preservation projects are therefore absolutely implicated in this investigation. Why are some buildings simultaneously disposable and timeless? How do politics, taste, and narrative play a role in architectural longevity? These are some of the questions that our forthcoming Deathscrapers issue aims to take on.SOILED Windowscrapers © Matthew Harlan, 2015One’s “followers” joined the queue behind the hearse since they wanted to be seen close to the bereaved. It was the last very physical contact. How does this ritual become social?
A scene of followers queuing behind a hearse is a unique spatial and social situation, therefore worthy of architectural investigation and narration. Spatially, it often involves bodies and vehicles occupying roadways and arranged in linear patterns. Socially, it often involves charged emotion, somber moods, and joyful reminiscence; the funeral lineup puts people together than might not otherwise interact and invites people to behave in ways aberrant from their daily routines. A funeral is an extreme event, but it provides much to learn about other kinds of everyday architectural situations and spaces.SOILED Windowscrapers © Matthew Harlan, 2015Joseph, please, share with Artwort a picture/image of which you and the SOILED team are particularly fond.
In the spirit of death culture, spatial storytelling, and a certain upcoming autumn holiday, we’ve attached a scan from cartographer Denis Wood’s 2010 book, Everything Sings: Maps for a Narrative Atlas. The map geographically plots and visually illustrates the presence of every jack-o’-lantern in the Boylan Heights neighborhood of his native Raleigh, North Carolina. While a simple graphic, we think that images like this one are emblematic of our soiled ambition to “calibrate filth.” The accessible but abstracted drawing of each pumpkin renders instances of individual identity part of a collective story and culture. The precisely composed graphic artifact translates a survey into an act of (spooky?) storytelling.